Dalla presa di Mosul e Kobane alla caduta di Ramadi, passando per i vari attentati e le esecuzioni che dimostrano la brutalità del sedicente Stato Islamico

Nel 2015 abbiamo imparato a conoscerlo, lo abbiamo visto colpire a Parigi nel cuore dell’Europa, ma anche a Beirut e nello Yemen. Lo abbiamo chiamato con i suoi molti nomi, alcuni più corretti altri meno: Stato Islamico, Is, Isis, Isil, infine Daesh. Nel numero 45 di Left, l’anno scorso, vi abbiamo raccontato “come si alimenta il terrore”, da dove arrivano le armi con cui i jihadisti cercano di ridefinire i confini del Medio Oriente, le ingenti risorse economiche (circa 2 miliardi di dollari) di cui dispone il Califfo nero, Abu Bakr al-Baghdadi. Questa settimana sul n. 2 di Left facciamo invece un bilancio sull’incubo del terrorismo, sulla guerra al terrore voluta dall’Occidente, sulla guerra per il potere che coinvolge, soprattutto in Siria, le potenze mondiali. E cerchiamo di guardare lontano e capire cosa accadrà e come si evolverà una questione che occuperà, come è ovvio, buona parte della copertura mediatica per questo 2016. Per accompagnare i contenuti del cartaceo e permettervi di farvi un’idea chiara e completa vi proponiamo quindi una cronistoria attraverso cui ripercorrere i momenti principali delle avanzate e delle ritirate di Isis. Dalla presa di Mosul e Kobane alla caduta di Ramadi, passando per i vari attentati e le esecuzioni che dimostrano la brutalità del sedicente Stato Islamico.

 
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[su_column]cover left n.2 | 9 gennaio 2015[/su_column]

 

Gli approfondimenti continuano su Left in edicola dal 9 gennaio 2016

 

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