«Anche se non conosciamo con precisione i fatti, sappiamo abbastanza per poter fare qualche riflessione su quanto è accaduto a Colonia il 31 dicembre scorso quando donne che festeggiavano per strada state aggredite e molestate». Con una precisazione, dice Agnes Heller: «Comprendere non significa tollerare».

«In fondo non è difficile capire che cosa sia successo anche senza ipotizzare che ci fosse dietro un’organizzazione e un piano prestabilito», prosegue la filosofa ungherese. «Più della metà degli immigrati sono giovani uomini. Parliamo di uomini in viaggio da sei mesi. Una volta arrivati sono riusciti a procurarsi cibo e un posto sicuro dove stare. Ma nessuna donna tedesca farebbe l’amore con loro. Non sono abituati all’alcol, che è proibito dalla loro religione. Bere ha avuto su di loro un effetto dirompente. Qualcosa di simile è accaduto anche a Budapest subito dopo la guerra, quando i soldati tornarono a casa. Non potevo camminare per strada, senza essere molestata da un uomo, a volte anche due o tre. Se prendevo un tram c’era sempre qualcuno che ne approfittava. Nella calca, non c’era modo di sfuggire ed io ero molto imbarazzata. Posso capire che sul momento qualcuna abbia esitato a segnalare, perché si vergognava». E poi aggiunge: «Per i giovani musulmani, responsabili delle aggressioni a Colonia, una donna che beve e balla con gli uomini in pubblico è una puttana. Per questo forse non avevano neanche piena consapevolezza di commettere un crimine».
Vede un conflitto fra differenti culture dietro le molestie di Colonia e un attacco ai diritti e alla identità delle donne?
Dagli anni 60 in poi i costumi sessuali sono cambiati radicalmente in Occidente: le molestie sessuali sono inaccettabili. Anche personaggi politici di primo piano (vedi ultimamente in Israele) sono stati costretti a dimettersi perché sospettati di molestie. Nel mondo musulmano nessuno si è dimesso, piuttosto è successo il contrario. Fra le donne immigrate che mi è capitato di vedere non ce ne sono a capo scoperto in pubblico. Il solo fatto di avere i capelli sciolti, da un musulmano può essere letto come un segno di disponibilità. Con ciò non voglio dire che sia così per tutti i musulmani, probabilmente riguarda solo una minoranza che poi agisce “in buona coscienza”, proprio come molti uomini nel mio Paese che perseguitavano le adolescenti nel dopo guerra. È chiaro però che il comportamento degli aggressori musulmani di Colonia, per quanto pochi, contraddice le norme di correttezza condivise oggi in Europa. @simonamaggiorel

 

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