Il Senato ha dato il suo primo voto al disegno sulle unioni civili, noto come legge Cirinnà. È stato un voto favorevole anche se ha riguardato solo le questioni pregiudiziali e quelle sospensive, presentate dagli oppositori per rispedire la legge in commissione.

È potuta così cominciare la discussione generale sulla legge. Il prossimo passaggio delicato – questo delicato veramente – sarà la prossima settimana quando si voteranno gli emendamenti. In particolare, scivoloso è il voto sull’adozione del figlio del partner, come ormai noto, che secondo il popolo del family day (e pure parte del femminismo italiano) spalancherebbe le porte alla gestazione per altri, all’«utero in affitto».

Proprio sul tema Alfano ha lanciato la sua proposta di mediazione, annunciando che Ncd sarebbe pronta a votare la legge, con lo stralcio delle adozioni. Il Pd ufficialmente ha respinto al mittente l’offerta, anche se al suo interno, nel gruppo al Senato, si contano almeno 60 parlamentari in bilico, che in caso di voto segreto potrebbero votare con i centristi. Tra loro ci sono anche volti storici della sinistra come quello del senatore Mario Tronti.

Gli argomenti di Alfano non sono stati comunque così convincenti anche perché il ministro si è preoccupato di chiarire subito che anche se il Pd dovesse votare la legge con una maggioranza diversa da quella del governo, nulla accadrebbe a palazzo Chigi. Se non fossero già bastate quelle avute, le poltrone ottenute con l’ultimo rimpasto hanno dunque avuto l’effetto sperato. L’opposizione di Ncd è assai poco incisiva, come notato da Adinolfi&co, più battaglieri.

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