Adozioni per le coppie gay e interruzione volontaria di gravidanza. Prima di terminare il suo mandato (il 9 marzo) e cedere la presidenza del Paese a Marcelo Rebelo de Sousa, il presidente di orientamento conservatore Cavaco Silva dovrà promulgare queste leggi approvate dal Parlamento il 18 dicembre scorso, e sulle quali aveva posto il veto il 25 gennaio.
Il Parlamento portoghese ha chiesto a Cavaco Silva di promulgare le leggi su aborto e adozioni per coppie omosessuali prima di cedere il posto al neoletto Marcelo Rebelo de Sousa. Con la maggioranza assoluta, la sinistra (Bloco de esquerda, Partito socialista, Partito comunista portoghese, Verdi e Pan) ha confermato il 10 febbraio le leggi contro le quali Aníbal Cavaco Silva si era opposto il 25 gennaio. Adesso, il presidente ha una settimana di tempo per promulgarle. Le modifiche alla legge sull’aborto erano state approvate il 18 dicembre 2015 con 119 voti a favore e 97 contrari; e la legge sulle adozioni per le coppie dello stesso sesso è stata approvata – sempre il 18 dicembre – con 137 voti favorevoli, 73 contrari e otto astenuti.
Adesso i documenti verranno restituiti al presidente senza modifiche e, secondo la legge portoghese, sarà obbligato a promulgarle entro otto giorni.

I veti del presidente «sono veti politici», secondo la deputata bloquista Sandra Cunha, «parole amare parole che hanno solo l’intenzione di piegare i diritti degli uomini , donne e bambini a una visione ideologica del passato», ha detto la deputata bloquista, nel suo intervento in plenaria: «Niente di più che un atto meschino di vendetta inaccettabile».

L’aborto è stato reso legale in Portogallo solo nel 2007 con un referendum tenuto l’11 febbraio. Fino ad allora aveva una delle leggi sull’aborto fra le più restrittive in Europa: consentito solo in casi di gravidanza avvenuti dopo uno stupro, oppure in casi in cui la salute della paziente o del feto erano a rischio. All’infuori di questi casi veniva punita con un massimo di tre anni di carcere. Poi, con il referendum il sì raggiunse il 59,25% ma non si raggiunse il quorum del 50% il che in Portogallo rende non vincolante la proposta referendaria.
L’allora primo ministro José Sócrates sottopose una nuova legge sull’aborto al presidente della Repubblica senza discuterla in Parlamento (poteva farlo perché aveva vinto il sì, ma non era obbligato a farlo perché non si era superato il 50 per cento di affluenza): la legge fu firmata dall’allora presidente della Repubblica Aníbal Cavaco Silva il 10 aprile 2007.
Poi, il 22 luglio del 2015 la legge sull’aborto è stata nuovamente cambiata (al governo, i socialdemocratici) e sono stati introdotti nuovi obblighi: il pagamento di una “tassa” dall’importo ancora sconosciuto (che limiterebbe di fatto le possibilità di accesso all’aborto alle fasce economicamente più basse); un periodo di riflessione durante il quale i genitori devono essere affiancati da psicologi e assistenti sociali (la consulenza è obbligatoria e improntata a comunicare il valore della vita e della cura del nascituro); il limite legale per abortire resta di 10 settimane. Insomma, una legge che scontentava tutti.
Le modifiche in questione (e i conseguenti veti) riguardano particolarmente la questione delle “consulenze psicologiche” e della partecipazione dei medici obiettori di coscienza a tali percorsi.Una modifica che, secondo il veto di Cavaco Silva, diminuisce il diritto di informazione delle donne che deccidono di abortire.
Per quanto riguarda l’adozione da parte di coppie dello stesso sesso, Sandra Cunha ha accusato il presidente di mettere «i propri pregiudizi davanti ai diritti fondamentali. Solo il pregiudizio e la totale mancanza di senso della realtà possono spiegare perché si rifiuta a migliaia di bambini il diritto a una famiglia».

«Con il nostro voto di oggi, nella legislazione portoghese cessa di esistere un’esplicita discriminazione basata sull’orientamento sessuale. È un momento storico», ha concluso la deputata bloquista.

@TizianaBarilla

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