Ennesimo incontro in diretta televisiva, più o meno stessa scena, con l’aggiunta che in siccome i prossimi Stati in cui si vota sono molto più diversi che non l’Iowa o il New Hampshire, entrambi i candidati hanno corteggiato le minoranza afroamericana e ispanica. Hillary Clinton e Bernie Sanders sono tornati a sfidarsi dopo la vittoria del senatore del Vermont in New Hampshire e gli argomenti di dissenso tra i due restano più o meno gli stessi: Sanders è solido e all’attacco su quella che definisce l’eccesso di potere di Wall street e dei miliardari e insiste sul fatto che Hillary sia collusa con quei poteri.

Clinton conviene su molte cose che Bernie propone, ma crede che le soluzioni siano troppo radicali e irrealizzabili e che, come ha detto nella dichiarazione conclusiva, non ci sia un solo tema dal quale dipende tutto: i diritti LGBT, l’acqua piena di piombo a Flint, il diritto all’organizzazione sindacale sono tra le cose per cui battersi (e io sono la persona adatta a farlo). «Non sono una candidata monotematica e questo Paese non dipende da una sola questione» è forse un argomento forte contro Sanders.
Allo stesso modo, la frase di Bernie sul ruolo dei soldi in politica è un colpo molto ben assestato: «Non prendiamoci in giro: perché Wall street dona tanti soldi? Forse perché si divertono a farlo? Ma si, dev’essere perché gli piace buttare soldi». Su questo tema Clinton è e rimarrà in difesa: i soldi li ha presi e oggi è critica nei confronti di Wall Street anche perché il vento è cambiato.

Nei sondaggio crescono solo Bernie e TrumpSchermata 2016-02-12 alle 15.12.57

Il primo sondaggio nazionale post New Hampshire (ma precedente al dibattito di cui parliamo qui) preoccupa Hillary Clinton. Il suo vantaggio è diminuito da 13 a 7 punti. È solol’effetto del voto o è un effetto reale? In campo repubblicano Trump resta saldamente in vantaggio, secondo Cruz. Il primo cresce, il secondo sta fermo

I due hanno rimarcato aree di accordo (molte) e aree di disaccordo tra loro – la più grande è la fattibilità di alcune proposte di Sanders e il rischio di un aumento eccessivo delel tasse per implementarle. Entrambi, come in passato hanno fatto a gara per dipingersi come vicini a Obama, che è un modo di corteggiare gli afroamericani. Clinton ha criticato Sanders per non essergli stato abbastanza vicino. Lui si è difeso «Lei lo ha chiamato debole e deludente» ha detto Clinton, «No, questo è un colpo basso, io sono amico di Obama e tra noi due non sono io quello che ha corso contro di lui nel 2008». Entrambi hanno elogiato Black Lives Matter ed entrambi hanno parlato della necessità di finirla con la violenza della polizia e dell’urgenza di una riforma del sistema penale. È un enorme successo per il movimento e in prospettiva una buona arma per portare gli afroamericani a votare. Sull’immigrazione, entrambi hanno detto che serve una riforma.

Un altro colpo assestato bene di Sanders è in politica estera, il suo punto molto debole: «Io non sono amico di Kissinger e non chiederò il suo consiglio mai» ha detto il senatore rispondendo a una citazione dell’ex Segretario di Stato, che di Kissinger aveva fatto il nome. Una cosa che piace alla base.


Ieri Clinton è stata più brava a presentarsi in maniera non aggressiva e a dipingere Sanders come poco realistico, senza diventarlo troppo lei. Altro aspetto da sottolineare è il fatto che Hillary non è sembrata nervosa e aggressiva: nel 2008, in difficoltà, aveva perso la bussola. Oggi non sembra andare così. Basterà per rallentare la corsa del senatore socialista democratico? E basterà a Sanders avere poche proposte forti, l’entusiasmo di una base pronta a mobilitarsi in massa per dare una mano (il giorno dopo il New Hampshire il senatore ha raccolto sei milioni in piccole donazioni) o gli serve una maggire capacità di parlare a un pubblico più ampio? Certo è che come candidato, Bernie ha fatto enormi passi avanti in pochi mesi. Sono grandi le incognite che ci porteremo dietro nei prossimi giorni, quando i candidati democratici passerano il tempo a farsi fotografare con leaders latinos e afroamericani.

Tutto il dibattito (che comincia dopo circa un’ora di camera fissa)

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