In Messico la guerra scatenata dai signori della droga non smette di mietere vittime tra forze di polizia che cercando di combattere i cartelli, tra i giornalisti che denunciano funzionari di governo corrotti complici dei narcos e tra i comuni cittadini. L’escalation di violenza e il numero di morti è talmente alto da abbassare drasticamente l’aspettativa di vita nazionale. Secondo la rivista medica Health Affairs infatti tra il 2005 e il 2010 il dato, fra gli uomini messicani di età compresa fra i 15 e i 50 anni, è sceso dello 0,6 per cento segnando una tendenza negativa rispetto alle statistiche degli anni precedenti.
«Nella maggior parte dei paesi , gli omicidi si verificano comunemente , in particolare tra i giovani», ha spiegato al New York Times Hiram Beltrán – Sánchez , professore presso l’Università della California a Los Angeles, e autore principale dello studio, «Quello che è insolito in Messico è che gli omicidi abbiano un impatto così enorme a livello nazionale».
Se infatti tra il 1940 e il 2000 il Messico aveva registrato una costante crescita dell’aspettativa di vita media della popolazione, nei primi anni duemila questa crescita si è bruscamente fermata e oggi si sta addirittura evolvendo in controtendenza.
Il dato negativo, come si può immaginare, è per la maggior parte relativo agli uomini, che, a differenza della popolazione femminile, hanno più possibilità di essere coinvolti in conflitti a fuoco legati alla Guerra per la droga. Se quindi l’aspettativa di vita media fra le donne messicane è diminuita solo di qualche mese, per gli uomini la riduzione è ben più drastica: si va dai 3 ai 5 anni in meno. Emblematico in questo senso è quanto avviene nel Chihuahua, il più violento fra gli Stati del Messico del Nord, dove il numero di omicidi arriva a contare circa 20 morti ogni 1000 abitanti maschi sotto i 75 anni.
A questi dati vanno poi aggiunti anche quelli che registrano le persone disperse o scomparse, non conteggiate dal report di Health Affairs fra gli omicidi, ma comunque abbastanza frequenti e numerosi da rendere il Messico uno dei Paesi più pericolosi del mondo e il più pericoloso al mondo per i giornalisti secondo l’organizzazione internazionale Reporters Sans Frontieres.
Ma il calo complessivo della speranza di vita non è dovuto solo ai narcos, in gran parte infatti è causato anche da una maggiore repressione del governo federale sulla guerra alla droga, che ha avuto inizio nel 2006, sotto la presidenza di Felipe Calderon.
Secondo le organizzazioni per i diritti umani, infatti le politiche di controllo adottate per prevenire il traffico di droga, la corruzione e la violenza hanno aggravato ulteriormente la situazione dei diritti umani in Messico. Questo perché, dato che la responsabilità della prevenzione e delle attività di controllo è stata assegnata quasi totalmente ai militari, non di rado polizia e esercito commettono gravi violazioni dei diritti umani nel tentativo di combattere i cartelli.

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