Nasce Umbria poesia, una nuova rassegna, con lo sguardo rivolto non solo alla poesia italiana e che ha l’ambizione di coinvolgere il pubblico più giovane . Nata all’interno dell’ambito universitario, per iniziativa di Maria Borio, Costanza Lindi, Marco Paone, Carlo Pulsoni e Francesca Regina, ha un obiettivo forte: raggiungere lettori e appassionati fuori dall’ambito specialistico. Per capire in che modo abbiamo rivolto qualche domanda a uno degli organizzatori, Carlo Pulsoni,docente di filologia romanza all’università di Perugia.

A distanza da molti anni dalla prima edizione uscita nel 1975, Castelvecchi ha da poco ripubblicato Il pubblico della poesia, curato da Alfonso Berardinelli e Franco Cordelli. Oggi in Italia esiste un pubblico per questo affascinante genere di espressione artistica, considerato elitario da gran parte degli editori?

Sì a nostro avviso esiste un pubblico della poesia molto più eterogeneo e diffuso che magari non si alimenta più attraverso i canali tradizionali, ma fa spesso riferimento alla blogosfera poetica. Grazie ad essa più persone si possono accostare oggi alla poesia, anche nel loro ambito più intimo e privato. Tuttavia la capacità di dialogo che può offrire un incontro reale, dal vivo, permette a nostro avviso di creare un rapporto più forte con un “nuovo” pubblico, più abituato all’aspetto performativo della cultura.

Entrando nello specifico del festival, quali sono le maggiori novità di Umbria poesia?

Crediamo che la novità maggiore sia proprio nel modello che proponiamo. In Galizia per esempio si è creata una iniziativa simile denominata Picaversos, ovvero “spizzicaversi”. L’idea è quella di abbinare la poesia con un accompagnamento musicale, in un orario d’aperitivo, dando l’opportunità agli autori non solo di parlare dei loro testi di riferimento, sulla base delle tematiche indicate, ma anche di descrivere i motivi del loro atto creativo, così come fa Dante nella Vita nova. Siamo certi che in questo modo il pubblico potrà condividere l’emozione che traspare dalle letture e al contempo godere di un momento d’intrattenimento che anche la poesia contemporanea può offrire, come certe serie tv, alla stessa stregua di un film o di uno spettacolo teatrale.

Nella presentazione del progetto annunciate autori noti e voci emergenti di ambito nazionale ed internazionale. Il dialogo generazionale e quello transnazionale sono due fili rossi della rassegna?

Ci interessa mostrare la possibilità che gli autori possano dialogare tra loro, incontrarsi su un tema a prescindere dalle barriere generazionali o nazionali. Offriamo infatti a tutti gli autori lo stesso tempo in modo che anche le voci meno note possano avere l’opportunità e il giusto spazio per essere riconoscibili nella loro individualità creativa.

Giorgio Manacorda dice che in Italia l’avanguardia in poesia è stata un grande equivoco e che certo sperimentalismo, lucido e combinatorio, ha prodotto una stagione auto referenziale. Proprio nella nuova prefazione a il pubblico della poesia Aba Donati stigmatizza il tono inutilmente snob di una pratica poetica che tende «a distanziare il linguaggio da chi lo usa». Cosa ne pensa?

Non è il linguaggio che si distanzia da chi lo usa ma è l’atteggiamento con cui lo si presenta. Come dicevamo, la necessità è quella di creare degli spazi di incontro proprio per far capire che quella fase di incomunicabilità di parte delle avanguardie si è conclusa. Molte delle nuove voci scelgono di tornare alla colloquialità e all’uso di un linguaggio che appartiene alla quotidianità. Ciò non esclude l’uso di artifici metrico-retorici raffinati, anzi queste componenti tendono a esaltarsi nella loro espressione orale. Proprio per questo motivo diviene fondamentale l’ascolto a viva voce di un’esperienza che nell’atto performativo completa il processo di creazione della poesia stessa.

La forma poetica, spesso più incisiva e icastica della prosa, più sintetica e densa di senso, è un’arte antichissima ma insieme – potremmo azzardare – particolarmente consona alla contemporaneità?

La poesia si attaglia particolarmente alla contemporaneità per via della sua “portabilità”. Non a caso abbiamo deciso di intitolare il primo incontro “Poesia e viaggio”. Già dai suoi esordi la poesia nasce e si lega all’idea del viaggio, come spostamento e contaminazione fra popoli e generazioni a livello geografico e temporale, ma anche nella formazione della sfera interiore. Oggi il genere poetico si rende disponibile a una lettura che si adegua al ritmo del presente.

Il festival Umbria poesia: martedì 23 febbraio alle ore 19 a Perugia, negli spazi di Umbrò in via Sant’Ercolano 2, parte Umbria poesia, un’iniziativa che vuole essere uno spazio di dialogo, incontro, intrattenimento fra poeti, poesia e pubblico. Con cadenza mensile, gli appuntamenti si svolgeranno nell’unione della poesia a un tema specifico: “Poesia e frontiera”, “Poesia e medicina”, “Poesia e danza”, “Poesia e social network”. Ogni serata, dalla durata di un’ora circa, prevede la presenza di un autore già noto al quale saranno affiancate voci emergenti della più recente poesia italiana e straniera. Il primo incontro, dedicato alla relazione tra poesia e viaggio, vedrà la presenza di Antonella Anedda, Maria Borio e Lorenzo Chiuchiù.

   @simonamaggiorel

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