Il miliardario di New York mantiene saldamente la guida della corsa repubblicana. Cruz lo insegue, mentre la nottata è pessima per Rubio. I tre promettono di darsi battaglia. Sanders: non siamo qui solo per eleggere il presidente ma per cambiare la politica (ovvero: vado fino alla convention)

L’elettorato repubblicano è stufo. E anche piuttosto di destra. Il SuperTuesday ha distrutto le speranze del moderato ma non troppo Marco Rubio di essere lui il prescelto per la candidatura alla Casa Bianca e chiarito all’establishment del partito e a tutti noi che Donald Trump è destinato a essere il nome scritto sulla scheda (e sugli schermi delle macchine elettroniche per il voto) il prossimo novembre. Trump vince i sette Stati su undici e arriva secondo negli altri. Cruz ne vince due e arriva spesso secondo, Rubio vince solo in Minnesota. Sull’altro fronte meno sorprese: Clinton stravince negli Stati dove le minoranze pesano molto e porta a casa i tanti delegati di Texas e Georgia, Sanders vince quattro Stati, mostrando di avere la forza per proseguire e una campagna ben organizzata. Hillary ha quasi 1000 delegati, Sanders 371. Ne servono 2300.

Nel discorso alla folla che lo aspettava Sanders dice: «Questa campagna non è solo per l’elezione di un presidente, ma per trasformare l’America». Un messaggio per dire quel che era chiaro: eleggiamo più delegati possibili e andiamo alla convention a influenzare in maniera tangibile la piattafroma elettorale del partito democratico. Bernie ha la forza e i numeri per ottenere questo risultato. Sei mesi fa non ci avrebbe creduto nemmeno lui.

Quanto a Donald Trump, beh, ora qualcuno provi a fermarlo. Non ha vinto e non può cantare defiitivamente vittoria, ma certo ha fatto un bel salto in avanti, soprattutto perché dopo un tornante cruciale la dinamica della corsa repubblicana non è cambiata. Certo, l’elettorato del partito rimane diviso, TheDonald non passa il 50% in nessuno Stato, ma nessuno sembra in grado di impensierire la sua corsa. Alla gente piacciono le sue sparate roboanti e non piacciono i politicanti di Washington. Il successo di Cruz in Oklahoma e Texas e i suoi secondi posti non gli dano nessuno slancio ma lo tengono vivo. E ci segnalano quanto l’elettorato repubblicano (la parte militante che partecipa alle primarie) sia schierato contro e a destra. Cruz è detestato dale alte sfere del partito quanto Trump. Le prossime settimane saranno un bagno di sangue dal quale il Grand Old Party uscirà profondamente trasformato: il discorso di Cruz, che spiega tra i buuuuu della folla l’eventuale vittoria di Trump sarebbe un disastro ci dice quanto profonde siano le divisioni. E il discorso di Rubio è aggressivo, segnala che ci prova. Kasich spiega “non stiamo eleggendo un clown” e arriva secondo in due Stati.

Infine Hillary: guardate i frammenti di discorso qui sotto, dietro a Clinton ci sono giovani delle minoranze. E naturalmente non è un caso. La persona da battere è ancora Sanders e la campagna vuole dare un’immagine di freschezza e cambiamento. I risultati di alcuni Sttai continuano a segnalare una debolezza in alcuni segmenti dell’elettorato (bianchi, giovani e working class). I toni cominciano a essere quelli della campana nazionale contro TheDonald. Sarà uno scontro appassionante. Quanto al discorso di Trump è sempre lo stesso: sono nuovo al mestiere, ma ho prodotto posti di lavoro. È questo che la gente si vuole sentir dire, è per questo che la gente lo ha votato stanotte.

I risultati, Stato per Stato

Alabama Probabilmente il più conservatore e razzista Stato dell’Unione, alle primarie democratiche votano molti afroamericani (16,7% della popolazione)

Trump 43% Cruz 21%

Clinton 78% Sanders 18%


 

Alaska Lo Stato che fu governato da Sarah Palin, repubblicano quanto basta

 Trump 30% Cruz 35% (spoglio in corso)


 

Arkansas Casa Clinton, Bill è stato governatore, oscilla tra repubblicani e democratici, probabilmente non quest’anno se Hilary Clinton sarà la candidata

Trump 33%  Cruz 30%

Clinton 66% Sanders 30%


 

Colorado Un altro Stato importante alle elezioni vere, gli ispanici pesano il 20%, zone molto di sinistra come la repubblica di Boulder e aree evangeliche e di mega chiese. Qui il nominee si sceglie con un caucus

Clinton 40% Sanders 59%


 

Georgia Sud profondo, ma con la metropoli di Atlanta, sede di hub aereoportuali, CNN e Coca-Cola che cambia decisamente il paesaggio. 30% di afroamericani

Trump 39% Rubio 24%

Clinton 71% Sanders 28%


 

Massachussets Il più democratico degli Stati, ha eletto la campionessa della sinistra Warren al Senato. Sanders va molto bene, gioca quasi in casa

Trump 49% Kasich 18%

Clinton 50% Sanders 49%


 

Minnesota Trump e Sanders erano i favoriti

Trump 37%  Cruz 29%

Clinton 40% Sanders 60%


 

Oklahoma Il posto perfetto per la destra repubblicana, povero, isolato, zoticone e repubblicano. Confina con il Texas di Cruz

Trump 28% Cruz 34%

Clinton 42% Sanders 52%


 

Tennessee Ancora Sud, molti neri che votano Clinton, molti conservatori

Trump 39%  Cruz 25%

Clinton 66% Sanders 32%


 

Texas Il più importante Stato repubblicano del Paese, per soldi e delegati. Cruz viene eletto qui. Gli ispanici sono quasi il 40%, se i repubblicani non riescono a conquistare i loro voti, prima o poi diventerà uno Stato democratico

Trump 27% Cruz 44%

Clinton 65% Sanders 33%


 

Vermont Casa di Bernie, che ha fatto il sindaco, il rappresentante e il senatore

Trump 33% Kasich 30%

Clinton 14% Sanders 86%


 

Virginia Il più antico Stato, metà conservatore, metà servizi avanzati e burocrazia (confina con Washington). Importante per le elezioni generali

Trump 35% Rubio 32%

Clinton 64% Sanders 35%