Il quadro delle prossime elezioni romane è desolante e non solo per la prova canora dei candidati alle primarie del Pd. Con il centrodestra che litiga – Matteo Salvini dopo averlo accolto sta cercando di bidonare Bertolaso – e la coalizione del Pd impegnata nelle primarie più ignorate di sempre, si prevede un’affluenza lontana da quella che nel 2013 assegnò la candidatura a Ignazio Marino: nel Pd sono pronti a sorridere se domenica si dovesse arrivare alla metà dei 100mila che votarono l’ultima volta.

Pesa ancora l’affaire Marino e poi certo la caratura dei candidati. L’altra volta oltre al futuro sindaco, in campo c’era un futuro ministro, Paolo Gentiloni, molto legato alla città e vero vertice dei renziani a Roma, e David Sassoli, europarlamentare con ancora addosso la notorietà del Tg1. Roberto Giachetti e Roberto Morassut, i due favoriti di questo giro, invece non riescono a far parlare molto di loro. L’unica notizia della corsa ai gazebo è così il possibile aiuto di Denis Verdini al candidato renziano, Giachetti, e l’orso di Gianfranco Mascia, candidato outsider dei Verdi, che ha basato la sua campagna sul celebre cartone.

Una scossa al quadro potrebbe però arrivare da Massimo Bray che a quanto risulta a Left sarebbe tentato di cedere ai molti appelli che lo invitano a candidarsi, come indipendente. Su Bray potrebbero convergere i civatiani e i vari pezzi della sinistra, compreso Stefano Fassina che è per ora il candidato ufficiale di Sinistra Italiana. Per l’ex ministro della cultura sono giornate di riflessione, e di riunioni per capire cosa è meglio fare. La porta però è tutt’altro che chiusa e l’idea è che con un centrodestra così ridotto e il Pd così poco entusiasta il secondo turno possa essere a portata di mano.

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