L’orso di Gianfranco Mascia è arrivato ultimo, restando sotto l’un per cento. Ha preso lo 0,8 ma si dice contento: «Siamo felici del risultato», dice il candidato dei Verdi che evidentemente continua a parlare anche a nome del peluche: «la partecipazione è andata meglio di quanto si credesse, questa coalizione può realmente combattere contro gli altri candidati e vincere».

Primo è invece Roberto Giachetti, come da pronostico. Il candidato di Matteo Renzi (che a Roma vuol dire Paolo Gentiloni) e Matteo Orfini ha staccato Roberto Morassut, arrivando a circa il 64 per cento dei voti. Può dunque esser contento quel pezzo di Pd che ha condotto la cacciata di Ignazio Marino, anche se i voti non sono tanti in assoluto: 50mila romani sono andati nei gazebo del Pd, ed è la metà di quanti se ne misero in coda per votare l’ex sindaco.

E così mentre Matteo Orfini minimizza («l’altra volta erano truppe cammellate dei capibastone», dice), il dato sull’affluenza fa crescere la tentazione di Massimo Bray che ad ore potrebbe dare una sua disponibilità per allargare così il progetto di una lista a sinistra del Pd già avviato dalla candidatura di Stefano Fassina.

La partita più importante per la sinistra resterebbe comunque quella di Napoli – dove l’uscente Luigi de Magistris si troverà contro una Valeria Valente che ha vinto le primarie staccando di neanche 500 voti Antonio Bassolino – ma le elezioni romane avrebbero così anche un altro respiro nazionale. Un impegno di Bray, infatti, permetterebbe di allargare ai civatiani e a un’altra fetta di forze civiche la corsa cominciata da Sinistra italiana.

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