Una strage nel resort turistico perpetrata presumibilmente da al Qaeda a pochi chilometri da Abidjan, in Costa d'Avorio e una bomba tra le stazioni degli autobus ad Ankara hanno fatto strage tra turisti e cittadini della capitale turca.

La bomba di Ankara

Damaged vehicles are seen at the scene of an explosion in Ankara, Turkey, Sunday, March 13, 2016. The explosion is believed to have been caused by a car bomb that went off close to bus stops. News reports say the large explosion in the capital has caused several casualties. (Selahattin Sonmez/Hurriyet Daily via AP) TURKEY OUT La bomba di Ankara è esplosa alle sei del pomeriggio in un'area affollata, dopo, ha riportato una Tv, si sono sentiti spari (ma la notizia non è confermata). I morti sono almeno 34, e 125 i feriti. Il governo turco ha chiuso Facebook e gli altri social network e limitato fortemente la circolazione delle notizie. Erdogan ha promesso di «mettere in ginocchio il terrorismo». Nelle scorse settimane in Kurdistan l'esercito ha usato mezzi brutali, proprio con questa giustificazione. Tutti i sospetti puntano a frange della lotta armata in Kurdistan che rifiutano il dialogo con Ankara (che a sa volta non lo cerca) e non seguono la linea di apertura dell'Hdp e neppure quella della sola guerriglia o attacchi a luoghi come caserme di polizia ed esercito come in genere fa il Pkk. Il governo sembra orientare le sue accuse proprio a questo gruppo, o tende a fare confusione sulle differenze tra Pkk e altri gruppi armati più radicali. L'ultimo attentato simile, che meno di un mese fa ha fatto 20 morti ad Ankara era stato rivendicato dai Falchi per la liberta del Kurdistan (TAK). Difficile essere certi della matrice: un mese fa Erdogan ha persino cercato di imputare la strage all'YPG siriano, alleato del Pkk, mentre l'ISIS ha portato a termine almeno 5 attacchi terroristici in Turchia nell'ultimo anno. A ottobre scorso, a una manifestazione del Hdp (il partito di sinistra e filo curdo), sono morte più di cento persone. Certo è che la Turchia, stretta tra la guerra in Siria e quella in Kurdistan, dove l'esercito conduce operazioni durissime contor gerriglia e civili, sta diventando un Paese altamente instabile. E che queste bombe renderanno più difficile la pace nelle zone curde del Paese.  

L'attacco sulla spiaggia a Grand Bassam

LARGE FILE SIZE OF AGR102. A soldier, center, stands guard outside the Etoile du Sud hotel were gunmen attacked people in Grand Bassam, Ivory Coast, Sunday, March 13, 2016. At least six armed men attacked beachgoers outside three hotels Sunday in Grand-Bassam, killing several civilians and special forces, sending tourists fleeing through the historic Ivory Coast resort town. (AP Photo/Christin Roby ) In Costa d'Avorio la dinamica è molto diversa: un gruppo armato si è presentato a Grand Bassam sparando su chi andava in spiaggia, turisti (quattro occidentali morti) e locali. Hanno attaccato alberghi e, poi, sono stati neutralizzati - non sappiamo se uccisi. I morti in totale sono 16. L'attacco è stato rivendicato da "al Qaeda nel Maghreb islamico". Il commando era ben armato e i suoi componenti portavano passamontagna. La Costa d'Avorio è un Paese relativamente tranquillo, che dal 2002 conosce ondate di violenza a causa di divisioni tra musulmani del nord e cristiani del sud. La verità è che in questo caso l'attacco arriva da oltre confine: sia in Mali che in Burkina Faso ci sono gruppi attivi che hanno portato a termine attacchi simili a novembre e gennaio scorsi. Nelle settimane passate il governo aveva aumentato la sicurezza ai confini, ma senza effetto: i terroristi non solo lo hanno passato ma si sono spinti piuttosto a sud. In questi mesi l'Africa occidentale è teatro di attacchi da parte di gruppi autoctoni e, come sembra il caso di oggi, di gruppi esterni provenienti dal Maghreb.  

Una strage nel resort turistico perpetrata presumibilmente da al Qaeda a pochi chilometri da Abidjan, in Costa d’Avorio e una bomba tra le stazioni degli autobus ad Ankara hanno fatto strage tra turisti e cittadini della capitale turca.

La bomba di Ankara

Damaged vehicles are seen at the scene of an explosion in Ankara, Turkey, Sunday, March 13, 2016. The explosion is believed to have been caused by a car bomb that went off close to bus stops. News reports say the large explosion in the capital has caused several casualties. (Selahattin Sonmez/Hurriyet Daily via AP) TURKEY OUT

La bomba di Ankara è esplosa alle sei del pomeriggio in un’area affollata, dopo, ha riportato una Tv, si sono sentiti spari (ma la notizia non è confermata). I morti sono almeno 34, e 125 i feriti. Il governo turco ha chiuso Facebook e gli altri social network e limitato fortemente la circolazione delle notizie. Erdogan ha promesso di «mettere in ginocchio il terrorismo». Nelle scorse settimane in Kurdistan l’esercito ha usato mezzi brutali, proprio con questa giustificazione.

Tutti i sospetti puntano a frange della lotta armata in Kurdistan che rifiutano il dialogo con Ankara (che a sa volta non lo cerca) e non seguono la linea di apertura dell’Hdp e neppure quella della sola guerriglia o attacchi a luoghi come caserme di polizia ed esercito come in genere fa il Pkk. Il governo sembra orientare le sue accuse proprio a questo gruppo, o tende a fare confusione sulle differenze tra Pkk e altri gruppi armati più radicali. L’ultimo attentato simile, che meno di un mese fa ha fatto 20 morti ad Ankara era stato rivendicato dai Falchi per la liberta del Kurdistan (TAK). Difficile essere certi della matrice: un mese fa Erdogan ha persino cercato di imputare la strage all’YPG siriano, alleato del Pkk, mentre l’ISIS ha portato a termine almeno 5 attacchi terroristici in Turchia nell’ultimo anno.

A ottobre scorso, a una manifestazione del Hdp (il partito di sinistra e filo curdo), sono morte più di cento persone. Certo è che la Turchia, stretta tra la guerra in Siria e quella in Kurdistan, dove l’esercito conduce operazioni durissime contor gerriglia e civili, sta diventando un Paese altamente instabile. E che queste bombe renderanno più difficile la pace nelle zone curde del Paese.

 

L’attacco sulla spiaggia a Grand Bassam

LARGE FILE SIZE OF AGR102. A soldier, center, stands guard outside the Etoile du Sud hotel were gunmen attacked people in Grand Bassam, Ivory Coast, Sunday, March 13, 2016. At least six armed men attacked beachgoers outside three hotels Sunday in Grand-Bassam, killing several civilians and special forces, sending tourists fleeing through the historic Ivory Coast resort town. (AP Photo/Christin Roby )

In Costa d’Avorio la dinamica è molto diversa: un gruppo armato si è presentato a Grand Bassam sparando su chi andava in spiaggia, turisti (quattro occidentali morti) e locali. Hanno attaccato alberghi e, poi, sono stati neutralizzati – non sappiamo se uccisi. I morti in totale sono 16. L’attacco è stato rivendicato da “al Qaeda nel Maghreb islamico”. Il commando era ben armato e i suoi componenti portavano passamontagna.

La Costa d’Avorio è un Paese relativamente tranquillo, che dal 2002 conosce ondate di violenza a causa di divisioni tra musulmani del nord e cristiani del sud. La verità è che in questo caso l’attacco arriva da oltre confine: sia in Mali che in Burkina Faso ci sono gruppi attivi che hanno portato a termine attacchi simili a novembre e gennaio scorsi.

Nelle settimane passate il governo aveva aumentato la sicurezza ai confini, ma senza effetto: i terroristi non solo lo hanno passato ma si sono spinti piuttosto a sud. In questi mesi l’Africa occidentale è teatro di attacchi da parte di gruppi autoctoni e, come sembra il caso di oggi, di gruppi esterni provenienti dal Maghreb.