In questi giorni il più grande campione di scacchi del mondo Garry Kasparov è in Italia per promuovere il suo libro, L’inverno sta arrivando, come la celebre frase della serie Games of Thrones. Non è una coincidenza, è una scelta: l’inverno è Putin e, secondo Kasparov, sta arrivando anche da noi. Accanto a qualche frase abbiamo segnato a matita un punto interrogativo. Accanto ad altre degli esclamativi. Arrivati alla fine del libro, gli abbiamo fatto qualche domanda.

Pensavo che il russo fosse la lingua più adeguata per porle le domande sul “dittatore russo” a cui ha dedicato il suo ultimo libro. Mi sbagliavo. Ho cambiato idea a a pagina 381. Comincio dalla fine. Lei ha scritto: «la Russia non è Putin». Allora chi è e cos’è la Russia oggi?
Scrivo che la Russia non è Putin perché è giusto dire che i leader delle nazioni democratiche rappresentano quelle nazioni, o almeno la loro maggioranza, ma in una dittatura no. Le persone sono in trappola, il Paese intero diventa una prigione. Non importa quanto Putin tenti di modellare l’immagine della Russia con la sua propaganda. Tutto cambierà all’improvviso, appena se ne andrà, proprio come in ogni altra dittatura. I Russi devono avere la possibilità di essere liberi e di mostrare di cosa sono capaci. Hanno dato tantissimo al resto del mondo, in ogni campo, dalla cultura alla scienza. E torneranno a fare lo stesso appena la Russia diventerà di nuovo parte del mondo libero. Oggi, sotto la dittatura di Putin, quelli che possono scappare, scappano. E questa fuga di cervelli minerà non solo la ripresa della Russia post Putin, ma anche il contributo che la Russia potrà offrire al mondo per generazioni.
Lei scrive nel libro che il «muro di Berlino era l’incarnazione della divisione tra luce e tenebra». L’Europa fa parte dell’Occidente che lei chiama Mondo libero. Il più grande fenomeno che colpisce oggi l’Unione Europea è la migrazione di rifugiati in arrivo dal Medio Oriente e dall’Africa. L’Europa sta diventando un club privato di Patrie di muri dietro i quali ognuno difende se stesso e la sua razza. I primi a non accettare i rifugiati oggi sono proprio quei Paesi che in epoca sovietica erano dietro il Muro, dietro la Cortina di ferro.
Constatarlo è stato deludente, specialmente che si parli di etnie, proprio lì dove l’Europa ha un passato così cupo. Ma ci sono delle eccezioni, dobbiamo prestare attenzione a quei luoghi che accettano i migranti per mostrare al resto che hanno davvero poco di cui aver paura. Ma non è la stessa cosa: un muro che chiude fuori le persone non è un muro che le tiene dentro prigioniere! Un hotel con un muro di sicurezza non è una prigione! Le nazioni hanno il diritto di proteggere i loro confini, ma va fatto in maniera umana, una maniera europea che rispetti i diritti e il valore di ogni vita umana. La radice del problema è la regolamentazione, la mancanza di politiche consistenti di controllo e coordinazione tra le nazioni europee. Prima di risolvere la migrazione illegale, bisogna avere una politica chiara su quella legale. L’aumento di partiti xenofobi di estrema destra, contro i migranti, fanno molto comodo a Putin. Li supporta direttamente e indirettamente. Facendolo indebolisce l’Europa, che considera il suo maggior nemico, e allo stesso tempo crea condizioni migliori per i suoi supporters in Europa.
Lei ha dato a Eltsin una chance all’inizio della sua carriera politica. Ha anche meditato su Putin appena arrivò al potere. Negli scacchi c’è un momento in cui il giocatore esamina la partita post mortem. Allora post mortem: quando ha capito lei e quando l’ha capito la Russia chi era Vladimir Putin?
In primis, per evitare qualsiasi confusione, ero un grandissimo supporter di Eltsin. Aveva i suoi difetti, ma credeva nel popolo e il popolo credeva in lui. Eltsin capì presto che l’Urss era condannata e grazie a lui Gorbacev fallì nel salvarla. E sì, come molti ho riposto le mie speranze in Putin, ho pensato che fosse un noioso tecnocrate capace di controllare il caos post sovietico. Ma è stato evidente da subito che Putin aveva le sue radici nel Kgb. Ci sono stati momenti chiave in cui Putin e la Russia hanno raggiunto un punto di non ritorno. L’ultimo è stato quando Putin è tornato alla presidenza nel 2012. Aveva mantenuto il potere per tutto il tempo con il suo burattino Medvedev, anche se credo che in realtà cercasse una via di uscita. Ma un boss mafioso non può semplicemente andarsene via, andare in pensione in pace, perché tutto il sistema dipende da un solo uomo, è come fosse la spina dorsale del corpo. E quando nel 2012 ha annunciato di ricandidarsi alla presidenza, è stato chiaro che sarebbe stato presidente a vita. Ecco cos’è, un dittatore a vita. […]

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