La metro di Roma, la C, come nota il collega Andrea Managò è costata un miliardo e mezzo più del previsto. E non è finita. Si potrebbe ridimensionare così la polemica innescata dal Messaggero e cavalcata dal Pd contro Virginia Raggi, accusata di aver causato il crollo del titolo in borsa di Acea con due frasi dette durante un’intervista rilasciata a Sky. Ma è interessante capire perché il Pd alza così i toni.

Virginia Raggi avrebbe imprudentemente detto che lei, se mai sarà sindaco, metterebbe mano alla dirigenza Acea. Lo ha detto, Raggi, perché Acea è sì in attivo e distribuisce utile, ma – appunto – per Raggi la gestione partecipata «non rispetta l’esito del referendum del 2011». «Il Pd difende Caltagirone», può così facilmente contro-replicare. La polemica diventa un autogol, con il Pd che si scopre nuovamente sul fronte sinistro? Può essere, ma non importa, ovviamente. Così si svela la strategia con cui Roberto Giachetti intende affrontare la campagna elettorale: spaventare gli elettori delusi tentati dal votare 5 stelle.

La verginità che può avere un suo fascino in una città commissariata, passata per parentopoli e mafia capitale, deve diventare così pericolosa inesperienza. Giachetti così spera di crescere nei sondaggi, che oggi non escludono neanche il rischio di non andare al ballottaggio. Giorgia Meloni, per dire, ci spera.

Ecco che il Pd ha bisogno di trasformare le elezioni in una gara a due. Loro contro le bufale dei 5 stelle. Loro contro gli strafalcioni della Raggi. Nessuno deve notare Stefano Fassina (per ora l’alternativa a sinistra di Giachetti), nessuno deve concentrarsi su Giorgia Meloni.

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