Bernie Sanders ha vinto la sua sesta primaria consecutiva in Wisconsin. Ted Cruz ha stravinto nello stesso Stato, regalando un sospiro di sollievo ai repubblicani, che sperano di riuscire a fermare la marcia trionfale di Donald Trump. Le primarie della scorsa notte sono l’ennesimo passaggio cruciale di un processo di nomina dei candidati presidenziali negli Stati Uniti in cui tutto continua a segnalare una sofferenza dell’elettorato nei confronti dello status quo.

La vittoria di Cruz, che pur essendo meno spaccone e pittoresco di Trump staziona probabilmente alla sua destra, è un segno che l’elettorato ne ha anche abbastanza dello status quo della corsa repubblicana: gli eccessi del miliardario repubblicano, le sue parole dette prima di pensare alle conseguenze, preoccupano quelle persone che – in quanto elettori del Grand Old Party – sentono che se fosse Trump il candidato, la vittoria dei democratici sarebbe assicurata. E così l’ultraconservatore Cruz porta a casa un risultato che lo lascia sperare: «La gente del Wisconsin ha acceso una candela di speranza – ha detto – ora i giovani possono sperare di riportare posti lavoro in America cancellando la riforma sanitaria, approvando un’aliquota unica, cancellando molte regole e abolendo l’Irs (l’agenzia federale per la riscossione delle tasse)». Se qualcuno avesse avuto dubbi su quanto sia di destra Cruz, questo elenco è perfetto. Non solo, il senatore del Texas è il campione dei religiosi evangelici, quindi le sue posizioni in materia di questioni etiche sono ancora più a destra.

Trump il coalizzarsi di tutte le forze del partito che non lo vogliono e una enorme gaffe sull’aborto: prima ha detto che le donne che abortiscono negli Stati dove non si può dovrebbero «subire una qualche forma di punizione». Finito sotto un diluvio di proteste ha specificato che sono  medici che andrebbero puniti. Il dire una cosa e doversela rimangiare non è particolarmente apprezzato, a prescindere da cosa si dice: i candidati stanno correndo per la presidenza, dovrebbero avere delle idee chiare, non sparare la prima cosa che viene loro in mente. Non solo, questa è la millesima controversia e per quanto ci sia un’ampia fetta di pubblico a cui queste cose piacciono, la maggioranza dei repubblicani del Wisconsin ha deciso che no, preferiscono un candidato meno imbarazzante (se così possiamo definire Ted Cruz). Lo scenario di una convention aperta e caotica è sempre più vicino.

Anche Bernie Sanders sorride: un’altra vittoria in uno Stato importante di quelli dove ha mostrato di essere forte e un catalizzatore per una parte di elettorato bianco che può essere difficile da convincere per i democratici. Bernie può senza dubbio sostenere che i suoi voti pesano di più di quelli di Hillary perché vince in posti più importanti per le elezioni presidenziali. Al contempo, Clinton continua ad avere ottenuto più voti in termini asssoluti.  Il problema di Bernie è che a Hillary mancano solo 640 delegati per ottenere la nomination, mentre a lui ne mancano 1327. La ragione è semplice: i superdelegati, che sono gli eletti del partito, sono quasi tutti con Hillary e, se lei arriverà in vantaggio alla convention, confermeranno il loro orientamento (Hillary ha eletto 250 delegati in più di Sanders, fino a oggi). In caso contrario le cose si complicherebbero parecchio anche in campo democratico.

Certo è che Sanders continua ad avere la forza di spostare Clinton a sinistra: la campagna di Hillary sta facendo un enorme lavoro di comunicazione in favore del salario minimo orario a 15 dollari – approvato in questi giorni da New York e California – mettendo l’accento sul fatto che minoranze e donne sono quelli che lavorano nei settori nei quali sono neri, ispanici e donne a lavorare di più. Certo, giovani e lavoratori bianchi restano un enorme problema per quella che doveva essere la candidata predestinata. Clinton può però sorridere guardando agli exit polls repubblicani: un terzo degli elettori di quel partito ha detto che se fosse Trump il candidato repubblicano valuterebbero seriamente se votare lei. I sondaggi delle sfide di Trump, sia contro Clinton che contro Sanders indicano che i democratici hanno molte chance di tornare alla Casa Bianca.

Per i democratici le primarie di New York, che di solito sono meno che cruciali, a questo punto diventano un passaggio fondamentale: Sanders è nato a New York, e la città è molto liberal e giovane. Al contempo, Hillary può forse contare sulle cospicue minoranze e sul fatto di essere stata senatore. Si vota il 16 aprile.

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