Siamo uno strano Paese, noi: salutiamo come novità buone pratiche ormai consolidate e costruiamo scoop su notizie stravecchie. Così succede che il Ministro Graziano Delrio (uno dei renziani della prima ora) d’improvviso si desti gridando allo scandalo come se non fossero ormai anni che si discute delle sue “disattenzioni” sulle infiltrazioni ‘ndranghetiste in quel di Reggio Emilia e del suo viaggio elettorale a Cutro (era la primavera del 2009 e Delrio correva per la poltrona di sindaco della città): basterebbe riprendere le parole del Procuratore Nazione Antimafia Franco Roberti che, a proposito, disse senza troppi giri di parole che «se tu in occasione delle elezioni che si fanno qui in Emilia vai a fare campagna elettorale in Calabria, vuol dire che sai che l’appoggio o il non appoggio alla tua elezione viene dalla Calabria non dall’Emilia».

Così come basta leggere l’interrogatorio del ministro (ai tempi ancora sindaco) davanti ai magistrati dell’antimafia il 17 ottobre del 2012 per capire quanto Delrio fosse politicamente sprovveduto per affrontare il tema della criminalità organizzata nel suo territorio: «.. io personalmente, adesso parlo di me, io personalmente – si legge nel verbale di interrogatorio – non ho mai avuto l’idea che la ‘ndrangheta tentasse di infiltrarsi in una zona, in un appalto, o che tentasse di influenzare che ne so, un piano di riqualificazione urbana o robe del genere. (…) Da questo punto di vista, le risultanze per esempio che sono venute fuori con l’ultima interdittiva del Prefetto sulla ditta Bacchi di Novellara che avrebbe avuto rapporti di subappalto con personaggi… Eccetera, e quindi quello che sospeso l’appalto della tangenziale di Novellara… È un elemento che, come dire, ha sorpreso, cioè perlomeno per quanto mi riguarda io sono rimasto sorpreso».

Insomma Delrio vorrebbe convincerci che un sindaco di Reggio Emilia che fa campagna elettorale a Cutro non conosca il peso della comunità cutrese nella propria città e che fosse l’unico amministratore disinformato sulla penetrazione della criminalità calabrese all’interno degli affari del nord. E, attenzione, non c’entra nulla il presunto pregiudizio verso i calabresi tutti: il razzismo è l’arma usata spesso dai mafiosi stessi per cercare di delegittimare chi li accusa non funziona più. E non importa che il Prefetto Antonella De Miro più di una volta ammonì le pubbliche amministrazioni diffidando alcune aziende legate alla ‘ndrangheta: fu lo stesso Delrio ad accompagnare in Prefettura alcuni imprenditori cutresi per chiedere che non ci fosse “pregiudizio” nell’emettere interdittive antimafia. Roba da fantascienza: in un Paese con mafie in tutti i pori qualcuno si permette di non aprire il vocabolario dell’attenzione istituzionale e alla fine diventa ministro.

Così sembra così terribilmente ininfluente il rischio che in tutto questo Delrio sia stato per caso e inconsapevolmente fotografato con qualche mafioso che stupisce più di tutto la rabbiosa reazione del ministro che parla di “dossieraggio” riferendosi a critiche sul suo conto (politiche, si badi bene) che non hanno bisogno di servizi segreti; basterebbe sfogliare i giornali per sapere che sono in molti a chiedere da anni spiegazioni sulla generale sottovalutazione del fenomeno mafioso di Delrio. Non c’è bisogno di fare esposti ma piuttosto sarebbe il caso che Delrio ci spieghi o semplicemente si scusi. Niente di così terribilmente articolato, nessun complotto: talvolta si può essere inopportuni anche senza essere indagati. Tutto qui.

Buon giovedì’.

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