Dice Denis Verdini: «È normale dialettica parlamentare». Minimizza, Verdini, l’incontro avuto con il Partito democratico, ed è ovvio che sia così. Minimizza lui e minimizzano ancora di più i democratici, i renziani e Matteo orfini. «Oggi con il Pd abbiamo soltanto concertato un metodo di consultazione per i provvedimenti all’esame di Camera e Senato», spiega ancora Verdini, uscendo dal vertice tra il gruppo del Pd e Ala, avvenuto a Montecitorio e non – come annunciato dall’Huffingtonpost, che ha anticipato la notizia, al Nazareno.

E se nella minoranza Pd monta un coro di proteste («L’incontro è una follia inspiegabile», ha tuonato Speranza), bisogna però dar ragione a Verdini, lo stupore questa volta è eccessivo. Perché sì, si può notare che l’ingresso di Ala in maggioranza è ancora una volta nascosto dietro efficaci artifici retorici («Abbiamo stabilito un metodo per andare avanti in questa legislatura», continua Verdini), ma oltre questo non ci sono particolari novità. Il ruolo di Verdini è lo stesso ormai da mesi. Anzi. Sappiamo che la replica dei bersaniani è che quelli era governi di emergenza mentre questo è un governo che Renzi stesso definisce politico, ma Ettore Rosato, il capogruppo alla Camera ricorda giustamente che con Verdini il Pd ha già fatto un governo, «quello di Enrico Letta».

Non è neanche una novità il fatto che Verdini abbia annunciato che al referendum costituzionale anche loro sono per il sì – avendo votato, come Renzi e come la minoranza dem, la riforma in aula – e quindi anche su quello si è cercato un modo di coordinarsi. Qualcosa di più rilevante potrebbe, questo sì, invece accadere la prossima settimana, quando i verdiniani annunceranno le loro scelte per le amministrative e – ad esempio – a Napoli è probabile che dichiarino il sostegno alla candidata del Pd Valente. E anche a Roma il gruppo di Verdini non ha ancora un candidato.

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