Chissà che forma ha il muscolo della politica. Se davvero non l’abbiamo completamente perso, ingoiato dal fegato e dalla pancia, masticato da una campagna elettorale che per ora galleggia a Roma tra errori da azzeccagarbugli (Sinistra Italiana, come fu per Sel con Claudio Fava, un perseverare diabolico) e Marchini che dice che non sposerà i gay; a Milano dove i manager si sfidano a colpi di dichiarazioni dei redditi aggiustate; a Napoli con la Valente che inorridisce per le parolacce di De Magistris e intanto premia con un posto in lista gli inquinatori delle sue primarie e poi dappertutto i soliti cartelloni sui campi rom, la sicurezza per tutti e il noioso neofascismo alla carbonara. Chissà se davvero c’è rimasta ancora qualche antenna funzionante, dico, per la politica.

Ogni tanto provo a immaginare cosa succederebbe se da domani, per decreto, non si potesse più riportare su giornali e web le sparate della politica. Una sorta di sciopero della superficialità: cosa rimarrebbe di queste ultime settimane? Come si metterebbe con l’astensionismo? Di cosa vivrebbero interi pezzi di partiti che prosperano sulle dichiarazioni acchiappaclic che ci compaiono nei box riservati ai gattini e agli ops di mutande intraviste in televisione?

Ecco perché il referendum è un’occasione sana, gratuita e con risultati certi: perché se non si cade nella tentazione di farne una battaglia pro o contro Renzi (che è quello che Renzi vorrebbe) ci regala mesi per riflettere sui delicati equilibri che stanno tra la rappresentanza democratica e i meccanismi di governo; ci permette di discutere del peso reale dei poteri dell’esecutivo e del Parlamento; ci costringe a riflettere su un superamento del bicameralismo perfetto con la delicatezza però di chi vuole preservare i criteri democratici di selezione dei rappresentanti; ci propone l’occasione di una rilettura (o forse di una prima lettura, per molti) di una Costituzione che è figlia di un Paese in bilico tra mestieranti del consenso, imbonitori e appassionati costruttori di diritti; ripropone la bellezza di scorgere nelle leggi le opportunità per cui sono state pensate e scritte e soprattutto rischia di rendere terribilmente pop il tornare alla politica.

È l’apertura gratuita della palestra di cittadinanza per tutta la stagione estiva, il referendum, una vacanza costituzionale e ri-costituente che rischia davvero di riportarci ai contenuti. E allora chissà che non torni ad allungarsi e tonificarsi anche il muscolo della politica, in qualsiasi angolo sia, per un Paese che impari a fare proposte, oltre che proteste. Pensa che estate indimenticabile.

Buon mercoledì.

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