Guerra fine di mondo per un bagno.  L’ultima culture war scatenata dai repubblicani negli Stati Uniti è quella attorno ai bagni per persone transgender in North Carolina. La legislatura dello Stato del Sud ha deciso che le persone transgender devono per legge utilizzare i bagni pubblici sulla base del sesso scritto sul loro certificato di nascita – si badi, di nascita.

Il governatore repubblicano Pat McCrory ha firmato la legge, voluta dai repubblicani in risposta all’ordinanza della città di Charlotte – governata dai democratici – che invece garantiva alle persone di scegliere il bagno che preferiscono. Nella disputa sono entrate le autorità federali, con il Dipartimento di Giustizia di Loretta Lynch che ha scelto di portare in tribunale la decisione della Carolina. Lo Stato ha risposto denunciando Washington che starebbe andando oltre i propri poteri e violando le prerogative di autonomia legislativa dello Stato. Da ultimo, il presidente Obama ha fatto preparare una lettera con una direttiva per le scuole del Paese da Dipartimento di Giustizia e dell’Istruzione nella quale si da indicazione di lavorare per favorire la non discriminazione degli allievi trangender. Non si tratta di un obbligo per le scuole, lo Stato federale non ha certi poteri, ma di una direttiva che potrebbe, ad esempio, condizionare l’arrivo di fondi nelle scuole che scelgono pratiche discriminatorie.

Tanto rumore per un bagno? No. Non è questo il punto. Non è la prima e non sarà l’ultima: nel 1966 un ragazzo nero viene ucciso in Alabama per aver voluto usare la toilette per soli bianchi – prevista all’epoca da una legge dello Stato. E le donne senatrici hanno dovuto aspettare un bagno delle donne fino al 1993 e nel 1990 una donna è finita sotto processo per aver usato il bagno degli uomini in un locale – eravamo in Texas e la signora voleva semplicemente evitare la fila (MotherJones mette in fila una cronologia della storia di toilette e generi). Il punto non è il diritto ad avere un bagno, ma la non discriminazione delle persone. Fossero una, due o tre o migliaia, il tema è il diritto a non sentirsi trattato diversamente a causa del colore della pelle, della religione e degli orientamenti sessuali. Che tra l’altro nel caso delle persone transgender è anche qualcosa in più, è un’identità cercata, perché quella “biologica” veniva vissuta male. Qui siamo oltre il chi voglio amare, siamo nel cosa voglio essere.

E infatti, proprio in questi giorni, un tribunale della Virginia ha dato ragione a Gavin Grimm, studente, già ragazza, che chiede di poter usare il bagno dei maschi della scuola, nonostante sia nato femmina. Un tribunale minore gli aveva dato torto.

A mettere bene in fila l’argomento è stata proprio la Segretaria alla Giustizia Loretta Lynch, con il discorso fatto annunciando la causa contro la North Carolina e nel dossier che accompagna la citazione in tribunale.

«Il sesso di un individuo è costituito da molteplici fattori, che possono non essere sempre in linea – tra questi i cromosomi, ormoni e identità di genere. Decidendo che l’identità sessuale si deve basare sull’etichetta in un ospedale apposta su di un certificato – e limitando l’accesso ai bagni sulla base di quel certificato – la North Carolina stigmatizza e sottolinea l’identità dei transgender, con il risultato di un isolamento e di esclusione, e perpetua l’idea che questi non siano degni di parità di trattamento e rispetto».

Attorney General Loretta Lynch pauses during a news conference at the Justice Department in Washington, Monday, May 9, 2016. North Carolina Gov. Pat McCrory's administration sued the federal government Monday in a fight for a state law that limits protections for lesbian, gay, bisexual and transgender people. (AP Photo/Evan Vucci)

Loretta Lynch (AP Photo/Evan Vucci)

Lynch fa anche riferimento alle leggi Jim Crow, le leggi razziali e discriminatorie approvate dagli Stati del Sud dopo la Dichiarazione di emancipazione, l’abolizione della schiavitù firmata da Lincoln. Oggi, che è il matrimonio tra persone dello stesso sesso è entrato nella costituzione – dopo la sentenza della Corte Suprema – gli Stati stanno emanando leggi capziose in materia. Una reazione di paura di fronte al mondo che cambia, sostiene Lynch. E anche un tentativo del partito repubblicano di alimentare i pregiudizi della propria base sperando di motivarne la partecipazione al voto.

Fino ai primi anni Duemila ha funzionato. Bush vinse le elezioni del 2004 grazie all’Ohio e a un referendum statale che puntava a limitare il diritto all’aborto e che era stato pensato apposta per portare ai seggi gli evangelici delle zone rurali che spesso non votano – nelle zone fortemente democratiche si fece di tutto per scoraggiare il voto. Era il 2004 e dopo di allora molte cose sono cambiate nella società americana: la sentenza della Corte Suprema in materia di matrimonio gay dice – letteralmente – questo: oggi quel matrimonio è considerato normale e quindi non possiamo che garantirlo come diritto.

E la scelta dei repubblicani di combattere guerre di retroguardia rischia di isolarli e renderli un partito conservatore del passato. Water o cesso alla turca che sia, spesso i diritti si muovono in avanti. Se ne accorgeranno anche coloro che ci vendono le unioni civili come il migliore dei mondi possibili?

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