Le parole sono importanti, diceva Nanni Moretti, e gli slogan sono le tangenziali delle parole buttate lì con la leggerezza di chi sa che funzionano e che nessuno si prenderà la briga di smontarle. Così mentre la Chiesa viene rimandata a cuccia da una (bella) frase di Matteo Renzi tutt’intorno viene facile giovanardare come un Adinolfi qualsiasi: se c’è un buon motivo per essere felici della fresca (mezza) legge sulle unioni civili è la sconnessa reazione dei pretini, l’abbattimento degli jihadisti episcopali e le mendaci contrizioni dei puttanieri censori delle famiglie degli altri. Perché, diciamocelo, il rumore della tradizione che scricchiola nel sarcofago a forma di fede è in queste ore uno strisciare di unghie. E allora ben venga un rinculo di laicità, benché sotto forma di slogan, e lo dico io che con Renzi e renzini non sono mai stato troppo tenero. Con un solo piccolo però: spergiurare sulla Costituzione, quello sì, sarebbe un peccato mortale. Politicamente, s’intende.

Sempre per la rubrica delle “parole che sono importanti” c’è anche l’avviso di garanzia, in senso grillino.
Anche Scanzi (Scanzi, eh) nel suo editoriale di ieri scrive «Non ha senso dimettersi sempre per qualsiasi avviso di garanzia. Ma era proprio quello che ripeteva Di Maio fino a pochi mesi fa. O i 5 Stelle erano spericolatamente troppo giustizialisti a inizio percorso, o sono diventati fatalmente (e per quanto mi riguarda giustamente) più “realisti” giorno dopo giorno.» E proprio quel “dimissioni” urlato a tutti rischia di essere il migliore regalo ai garantisti per interesse (quelli che sono garantisti perché sono ladri, per intendersi): il cul de sac in cui si ritrovano Di Maio e Di Battista se lo sono cuciti con le loro mani e anche se è lapalissiano che le responsabilità politiche e etiche di Nogarin e Pizzarotti siano ben diverse dagli onorevoli in odor di mafia o dai sistematici corruttori di cui è piena la storia politica di questo Paese quello stesso rumore di fondo (che proprio loro hanno innescato) oggi alza la polvere addosso al Movimento.

Le parole sono importanti, appunto. E anche il tono e il modo, fino a qualche anno fa, era importante, era politica. E chissà che davvero non torni.

Buon venerdì.

Commenti

commenti