Il “Pinochet africano”, questo l’appellativo che ha conquistato per via delle migliaia di omicidi politici, detenzioni illegali e torture ai civili. Processato da un tribunale speciale in Senegal, l’ex presidente-dittatore del Ciad, Hissène Habré è stato condannato all’ergastolo per crimini di guerra e contro l’umanità: esecuzioni sommarie, riduzione in schiavitù, sparizioni forzate, omicidio, tortura e stupro. Rifugiato in Senegal dal 1990 e arrestato nel 2013.

«Orchestratore della repressione nel Ciad, dove impunità e terrore dettavano legge». Mentre il magistrato Gberdao Gustave Kam pronunciava queste parole, alcune vittime dell’ex dittatore presenti in aula hanno iniziato a intonare “Viva la vittoria”. E il 73enne Habré, sotto un turbante bianco e nascosto dietro un paio di occhiali da sole, ascoltava in silenzio, immobile. Quella di Dakar è una sentenza storica: è la prima volta che un ex capo di Stato viene giudicato per crimini contro l’umanità da una Corte straniera, Habré è il primo ex capo di Stato a essere condannato per violenza sessuale in Africa.

Al potere dal 1982 al 1990, nel Ciad di Habré si stimano almeno 40mila morti e oltre 200mila vittime di tortura.

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