I Paesi europei membri della Nato aumenteranno, quest’anno, il budget militare. In primis quelli confinanti con la Russia – Polonia e i Paesi baltici – investiti dalle crescenti tensioni dovute al timore di un attacco militare da parte della potente nazione guidata da Vladimir Putin.
L’ha annunciato il segretario generale dell’Alleanza Atlantica, il norvegese Jens Stoltenberg, in un’intervista al Financial Times, aggiungendo che il prossimo 8 e 9 luglio, in occasione del vertice Nato di Varsavia, sarà deciso, insieme alle istituzioni polacche, un aumento della presenza delle truppe al confine orientale, «per inviare un chiaro segnale che un attacco contro la Polonia sarà un attacco contro l’intera Alleanza». «Le previsioni per il 2016 ci dimostrano che ci sarà, per la prima volta da dieci anni, un aumento delle spese tra i Paesi europei» ha poi concluso Stoltenberg.
Il caso polacco. «Vogliamo fare in modo che la Polonia non sia solo un membro della Nato, ma vogliamo avere la Nato qui in casa» ha sostenuto in maniera entusiasta il Presidente polacco Andrej Duda, del partito euroscettico e nazionalista Libertà e Giustizia, al potere dal 2015. E il governo del premier Beata Szydlo ha previsto un aumento delle spese militari del 9% nel 2016.
Le tensioni tra tra i due Paesi sono aumentate nella primavera del 2014, in seguito all’invasione russa della Crimea, ma il timore polacco di un’invasione da parte di Mosca affonda le proprie radici nel lontano XVII secolo – quando la Polonia fu spartita dalle potenze continentali – e venne rafforzato durante gli anni della Guerra Fredda e del blocco sovietico, di cui Varsavia faceva parte. La Polonia è membro della nato dal 1999, e da anni chiede all’Alleanza Atlantica uno scudo missilistico in grado di proteggere il paese da eventuali attacchi Russi.
Lettonia, Estonia, Lituania. Ma l’aumento più considerevole della spesa militare lo hanno deciso i Paesi baltici: in particolare la Lettonia incrementerà il budget del 60%, la Lituania del 35% e l’Estonia del 9%. I tre paesi nei mesi scorsi hanno ospitato nel loro territorio truppe Nato per esercitazioni congiunte, e negli ultimi mesi l’Alleanza ha aumentato la propria presenza nella regione dopo le tensioni dovute alla crisi ucraina, dispiegamento che è stato definito «il maggiore rafforzamento della nostra difesa collettiva dalla fine della guerra fredda».
Brexit. Stoltenberg si è poi detto preoccupato per il referendum che si terrà il prossimo 22 giugno nel Regno Unito sull’uscita dall’Europa: «Abbiamo bisogno di unità e stabilità: il Regno Unito è il primo Paese europeo per potenza militare e principale finanziatore dell’Alleanza. Per noi un Regno unito forte in un’Europa forte è molto importante».
«2%». Gli Stati europei devono aumentare la spesa militare di 100 miliardi (di dollari) per rispettare l’accordo che prevede un budget minimo del 2% del Pil, contro la media attuale dell’1,43% – negli anni 80 superava il 3% a causa della Guerra fredda. Nel 2008 la spesa (dell’1,7%) cominciò a calare sensibilmente: 288 miliardi di dollari contro i 255 del 2015.
La ricerca di soluzioni diplomatiche. L’Assemblea parlamentare della Nato, guidata da Michael Turner, riunitasi a Tirana, ha redatto un comunicato nel quale si legge che vi è la necessità di «adottare risposte adeguate e proporzionare» alla possibilità di «azioni aggressive della Russia contro un membro dell’Alleanza». Nonostante le tensioni si cerca di sfruttare anche le possbilità diplomatiche: il Segretario Stoltenberg ha definito «fruttuosi» i colloqui tenutisi al vertice del Consiglio Nato – Russia dello scorso aprile, il primo dopo l’invasione dell’Ucraina. Ha poi specificato che vi saranno degli incontri con Mosca prima del summit del prossimo luglio.

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