La legge Fornero non si tocca per ora, ma i lavoratori che vorranno andare anticipatamente in pensione dal prossimo anno potranno ricorrere a un prestito. Sì, le casse dello Stato non possono permettersi di finanziare la flessibilità in uscita, che costerebbe circa 10 miliardi di euro, e allora il governo, nel corso dell’incontro di ieri con i sindacati, ha confermato l’intenzione di utilizzare strumenti finanziari.

Si chiama “anticipo pensionistico”, in sigla Ape, e consentirà di lasciare volontariamente il lavoro fino a tre anni prima dell’età utile per la pensione di vecchiaia (66,7 anni) usufruendo di un prestito da restituire nei vent’anni successivi ma che non è legato all’attivazione di garanzie reali e non si estende agli eredi in caso di “premorienza” del pensionato. La rata da restituire può arrivare fino al 15% dell’assegno mensile e i lavoratori con redditi più bassi dovrebbero usufruire di forme di sgravio.

La proposta, che per i primi tre anni dovrebbe partire in via sperimentale, avrebbe dunque il vantaggio di esonerare dalla restituzione del prestito i lavoratori più in difficoltà e di obbligare alla restituzione soltanto quelli con pensioni più elevate, con un sostanziale effetto retributivo la cui portata sarà da verificare quando si capirà che cosa si intende per detrazione fiscale per «i soggetti più deboli e meritevoli di tutela».

«Lo strumento – ha spiegato il suo ideatore, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Tommaso Nannicini – è molto flessibile. La detrazione fiscale potrà essere modificata per categorie diverse». Chi ha perso il lavoro sosterrà costi più ridotti rispetto a chi invece decide volontariamente di lasciare il lavoro prima del raggiungimento dell’età prevista dalla legge Fornero per la pensione di vecchiaia.

L’idea di Nannicini apre però la strada all’ingresso degli istituti finanziari nel nostro sistema previdenziale (si interfacceranno direttamente con l’Inpps) e se incassa un tiepido consenso dei sindacati, legato soprattutto alla disponibilità del governo a confrontarsi nel merito della legge Fornero, non piace affatto ai deputati di Possibile, con in testa Pippo Civati, che parlano di «una proposta indecente» che comporta «un’uscita a pedaggio», dal momento che costerebbe ai lavoratori «una mensilità per ogni anno di anticipo del pensionamento».

I deputati civatiani citano uno studio della Uil secondo il quale un lavoratore in uscita anticipata che percepisce 1.000 euro mensili di pensione ne perderebbe 898 l’anno. E aggiungono: «Banche, assicurazioni e istituti finanziari (i veri azionisti del governo Renzi) gestiranno un bell’affarone, con tassi di interesse remunerativi e zero rischi».

Commenti

commenti