Sono accuse molto pesanti quelle lanciate dal primo ministro Manuel Valls al sindacato francese Ctg, all’indomani della manifestazione. Il primo ministro punta il dito contro la Ctg accusandola di essere responsabile per le violenze avvenute durante la manifestazione nazionale del 14 giugno, a Parigi, contro la Loi Travail. Dopo aver ribadito che il governo non modificherà il progetto di riforma del lavoro – intervistato su France Inter – Valls ha definito «ambiguo» l’atteggiamento del servizio d’ordine sindacale nei confronti dei casseur. Ieri c’erano «molti più ultrà» e teppisti del solito, ha continuato Valls, circa 700-800.

Francois Hollande (R), France's Socialist Party (PS) candidate for the 2012 French presidential election and his Campaign communications director, Manuel Valls, attend a meeting with executives of innovative companies for a campaign visit, on February 22, 2012, at the Genopole, France’s leading science and business park dedicated to genomics, genetics and biotech, in Evry, suburb of Paris. AFP PHOTO / PATRICK KOVARIK

Il primo ministro francese, Manuel Valls, e il presidente François Hollande

«Minacciare di proibire le manifestazioni è il segno di un governo alle strette». È dura anche la replica della Cgt: «Manuel Valls farebbe molto meglio ad ascoltare la maggioranza dei lavoratori, dei giovani e più in generale dei cittadini che respingono questo progetto di dumping sociale e di distruzione del nostro modello di società», risponde il sindacato con un comunicato firmato il 15 giugno da Montpellier. Poi, la Cgt ribadisce la condanna alle bande di casseur e conclude: «Il primo ministro non può ignorare che spetta alle autorità pubbliche, sotto la loro responsabilità, di assicurare la sicurezza e il mantenimento dell’ordine. Come non è dei tifosi la responsabilità di garantire la sicurezza dentro e fuori gli stadi degli Europei di calcio, allo stesso modo non è responsabilità dei manifestanti assicurare la sicurezza dentro e fuori una manifestazione autorizzata dalla Prefettura».

 

Ma il presidente François Hollande lo ha già annunciato, sempre ieri, al termine dl Consiglio dei ministri francese: «In un momento in cui la Francia ospita gli Europei di calcio, ed è sotto minaccia del terrorismo, non si potrà più ottenere l’autorizzazione a manifestare se le condizioni di protezione dei beni e delle persone e dei beni pubblici non saranno garantite». Quali sono queste condizioni? Si discuteranno tra «organizzatori, autorità e rappresentanti dello Stato», ha precisato il portavoce di Hollande, Stephane Le Foll. Per gli scontri di martedì 14 – conferma l’Eliseo – sono state fermate 58 persone e i feriti sono 40: 29 agenti e 11 manifestanti.

Dopo le stragi di Pargi di novembre 2015 e il relativo stato di emergenza, sul piano della sicurezza la Francia ha già intrapreso una serie di misure che hanno esteso i poteri della polizia e introdotto la “irresponsabilità penale” delle forze dell’ordine in caso di morti o feriti, al di là della legittima difesa. «La sicurezza è la prima delle libertà», disse Manuel Valls all’indomani degli attentati del 13 novembre. Ma oggi il dato è che la stretta continua.

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