Latina Bene comune, uno dei successi più clamorosi delle elezioni amministrative. La vittoria di Damiano Coletta con il 75% delle preferenze sul suo avversario, Nicola Calandrini del centrodestra, non arriva dal nulla. Anzi, dietro alla vittoria di questo medico ed ex giocatore del Latina calcio nonché “filosofo”, come l’aveva definito con disprezzo il suo avversario, c’è un grande lavoro “dal basso”. Da anni, nel capoluogo pontino, associazioni come Rinascita Civile, per esempio, hanno alzato la testa e dato vita a un movimento di cittadini che si è allargato sempre più. Anche attraverso la cultura: la manifestazione Lievito, da cinque anni fa proposte controcorrente e di riflessione sul futuro della città.

Con la fiducia data a Coletta, i cittadini di Latina hanno dimostrato di sapere reagire, stanchi del governo di centrodestra che da sempre ha dominato la città, stanchi delle faide interne – spesso per questioni legate all’urbanistica – tra ex missini ed ex democristiani che hanno portato anche a due commissariamenti. Stanchi anche della debolezza atavica della sinistra storica che non è mai riuscita a fare una vera opposizione capace di ribaltare le sorti del Comune. E soprattutto stanchi della piattezza culturale in cui è precipitata la città, coinvolta, peraltro anche da pesanti inchieste della magistratura su possibili collusioni tra criminalità e politica.

Queste forze “civiche” con, tra gli altri, esponenti di Possibile e anche del Pd o ex Pd, dal 2015 si sono coalizzate attorno a Damiano Coletta e hanno cominciato una campagna a tappeto. Una delle liste che lo hanno sostenuto è costituita solo da giovani: “Latina Bene comune giovani” ha eletto Valeria Campagna, 18 anni, la più giovane consigliera comunale della storia di Latina. E centinaia di banchetti per la città hanno fatto conoscere il programma del candidato sindaco, che tra le sue parole chiave ha non a caso legalità e bellezza, oltre che dignità, come ha ripetuto ieri notte durante i festeggiamenti in piazza.

Sulle spalle di un suo compagno di lista, con il megafono in mano – un’immagine d’altri tempi, alla Di Vittorio, verrebbe da dire – Coletta ha ringraziato tutti i cittadini, commosso, ma ha anche detto con una voce ferma e decisa: «È la fine di un sistema politico che ci ha umiliato e vessato per anni».
Il neo-sindaco è riuscito a raccogliere consensi anche nei borghi di Latina, storicamente più conservatori rispetto al centro della città, più “progressista”. Il vento che soffia è il segno  della reazione alla rassegnazione. «La città ha ritrovato la sua libertà, con la partecipazione, la condivisione e il Bene comune». Parole semplici e ricche, quelle di Damiano Coletta, il medico “filosofo” che ha portato la “rivoluzione” a Latina.

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