«La pratica del colpo di Stato istituzionale sembra essere la nuova strategia delle oligarchie latinoamericane. Dopo Honduras e Paraguay, è la volta del Brasile. I movimenti sociali sono oggetto di un’offensiva politica di grande entità che trascina il Brasile in un una regressione democratica». In difesa di Dilma Rousseff, eletta con 54 milioni di voti, e contro il processo di impeachment un centinaio di intellettuali brasiliani e stranieri hanno sottoscritto l’appello “Contro il colpo di Stato in Brasile”. I tedeschi Jürgen Habermas, Axel Honneth e Rainer Forst, la nordamericana femminista Nancy Fraser e il canadese Charles Taylor, sono solo alcuni del centinaio di intellettuali brasiliani e stranieri che hanno sottoscritto un appello per criticare e condannare il processo di impeachment subito da Dilma, qualificandolo come «golbe bianco» e – aggiungono gli intellettuali – l’opposizione, formata dai partiti di destra, che ha approfittato della crisi economica per scatenare una campagna violenta contro la Presidenta. Il testo, poi, afferma anche che l’obiettivo dell’impeachment è attaccare i diritti sociali garantiti dal governo di Dilma, deregolamentare i processi economici nel Paese e porre un freno alle numerose indagini per corruzione.

Il documento lanciato dalla professoressa di Etica e Filosofia politica Yara Frateschi e dalla docente di Filosofia Miriam Madureira è stato presentato durante la conferenza internazionale di Filosofia e Scienze sociali di Praga, nella Repubblica Ceca. «Non si tratta di un’adesione a un partito, ma di una chiara manifestazione di solidarietà ai brasiliani», ha dichiarato Frateschi al quotidiano online brasiliano Opera Mundi. «Il Brasile negli ultimi anni è stata in grado di avviare un processo di trasformazione sociale nel rispetto delle regole democratiche»

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Ecco il testo dell’appello, tradotto in italiano da Left:

Il 31 marzo 1964 un colpo di Stato ha instaurato una dittatura civile-militare in Brasile, inaugurando un buio periodo di 21 anni di sospensione delle garanzie civili e politiche. Oggi, 52 anni dopo, il popolo brasiliano si trova ad affrontare ancora una volta una rottura dell’ordine democratico. Come risultato dell’approvazione da parte del Senato di un processo di impeachment sulla base di irregolarità contabili, Dilma Rousseff, che era stata eletta nel 2014 per un mandato di 4 anni, è stata costretta, il 12 maggio 2016, ad abbandonare il suo posto di presidente la Repubblica. Anche se questa rimozione dovrebbe essere temporanea, della durata massima di 180 giorni, periodo durante il quale i senatori dovrebbero ricostituire e valutare i motivi che hanno portato al processo di impeachment, è improbabile che Dilma riesca a tornare nel suo ufficio.
La temporanea rimozione di Dilma Rousseff è il culmine di un processo caratterizzato dall’arbitrio e dalla polarizzazione nella società brasiliana democratica senza precedenti, percepibile almeno da quando la sua rielezione nel 2014. Attribuendo i recenti scandali di corruzione esclusivamente alle al Partito dei lavoratori (anche se sono stati gli unici ad avere il coraggio di indagare contro se stessi) e manipolando l’opinione pubblica contro i presunti rischi di una scalata della sinistra nel Paese, l’opposizione di destra ha approfittato della crisi economica emersa dopo anni di stabilità e crescita per dare il via a una violenta campagna mediatica. È riuscita ad aggregare contro il Partito dei lavoratori (Pt) di Lula e Dilma le grandi sezioni delle élite aziendali e pezzi della classe media conservatrice, così come i settori autoritari rappresentati nel Congresso e nella magistratura, evidentemente puntando allo smantellamento dei diritti sociali garantiti dal governo di Dilma e alla deregolamentazione dell’economia. Inoltre, una volta al potere, probabilmente eviteranno di affrontare la corruzione in quanto è probabile che vedrebbero coinvolta la propria gente, al contrario di Dilma Rousseff, la cui onestà nell’amministrazione della cosa pubblica non è messa in dubbio, tant’è che le accuse di corruzione non fanno parte del processo di impeachment. L’impeachment è uno strumento giuridico di portata estremamente limitata nel presidenzialismo brasiliano. È regolato dall’art. 85 della Costituzione brasiliana del 1988, e il suo uso è limitato a casi di gravi reati (“crimini di responsabilità”) del Presidente. E le irregolarità contabili nella gestione dei fondi pubblici, di cui Dilma Rousseff è accusata, non sono reati gravi nel senso previsto dalla Costituzione, è evidente che questa accusa non è legittima. Inoltre, l’intero processo era pieno di aspetti discutibili, che contribuiscono per aggiungere ulteriore illegittimità ai suoi risultati. Pertanto, non è esagerato considerare l’attuale processo di impeachment contro Dilma Rousseff un colpo di stato bianco, che produrrà conseguenze durature per la regola di diritto democratico in Brasile. Di fronte a tutto questo, riteniamo necessario affermare il nostro ripudio assoluto della povertà illegittimo del presidente Dilma Rousseff, e il nostro forte sostegno per il mantenimento dello Stato di diritto in Brasile.

E qui il manifesto “Contro il colpo di Stato istituzionale in Brasile” su Change.org

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