Il rapporto Chilcot sta alzando un polverone anche in casa laburista. Dopo l’endorsement dell’ex vicepremier John Prescott («Blair ha appoggiato una guerra illegale») anche il leader del Labour, Jeremy Corbyn, ha fatto sapere che appoggerà la mozione parlamentare contro l’ex primo ministro Tony Blair. In particolare, il provvedimento accusa l’ex numero uno di Downing street di aver «oltraggiato» il parlamento con «l’inganno» usando informazioni false per ottenere il via libera per invadere e bombardare l’Iraq assieme agli Stati Uniti, allora guidati dal presidente George W. Bush, principale promotore dell’iniziativa. Se il testo venisse approvato, Blair potrebbe essere escluso a vita dagli incarichi pubblici e dichiarato incompatibile con la sua posizione all’interno del Consiglio privato della Corona. Il primo proponente del testo è il parlamentare conservatore Davis David. L’appoggio alla mozione è ampio e trasversale, e coinvolge buona parte delle forze politiche: parte dei Tory, dei Labour, Scottish national party, Verdi e Playd Cymru. I liberaldemocratici – da sempre contrari alla guerra in quanto considerata illegale dall’Onu – valuteranno entro breve se appoggiare la mozione. A favore anche l’ex governatore scozzese Alex Salmond, anch’egli contrario all’intervento.

Sulla mozione, il partito laburista si spacca. «Ho esortato i colleghi a leggere il rapporto Chilcot, in modo che si rendano conto di come all’epoca dell’invasione siano state negate, al parlamento, le informazioni di cui avrebbe avuto bisogno per valutare più attentamente l’intervento, e come siano state preparate ad arte tutte le menzogne sulle armi di distruzione di massa», ha detto Corbyn in diretta sulla Bbc durante lo show di Andrew Marr. «Non ho ancora visto la mozione ma probabilmente la appoggerò», ha poi concluso il leader laburista. Corbyn, in effetti, nel 2003 votò contro l’intervento in Iraq. Ma se da una parte Corbyn e Prescott hanno dichiarato di appoggiare la mozione, dall’altra c’è chi Blair lo difende a spada tratta. Come Dame Margaret Becket, sua fedelissima e ministro degli Esteri durante la presidenza Blair: «Chi appoggia questa mozione strumentalizza il rapporto Chilcot per i propri fini. È chiaro che Blair non ha mentito né falsificato le informazioni. Il governo di allora agì sulla base di una consulenza legale corretta e trasparente, e l’intervento fu valutato attentamente sulla base delle informazioni presentate nelle precedenti settimane».

Bush&Blair

A volere il rapporto Chilcot, redatto da una Commissione pubblica presieduta da sir John Chilcot, è stato soprattutto l’ex premier laburista Gordon Brown, nel 2009. All’epoca Blair sosteneva, insieme al presidente statunitense George W. Bush, che l’ Iraq di Saddam Hussein fosse in possesso di potenti armi di distruzione di massa, mai trovate. Per il documento finale, concluso nel 2011, la tesi principale è che il governo di allora avesse optato per l’intervento militare senza che tutte le altre opzioni pacifiche fossero state escluse. E la seconda guerra in Iraq ha provocato la morte di 134mila iracheni, un numero che quadruplica tenendo conto della continua instabilità del Paese.

I soldati inglesi morti, poi, sono stati in tutto 179. E alcune famiglie hanno fatto sapere che «si riserveranno il diritto di chiamare in causa alcuni partiti affinché rispondano delle loro azioni nei Tribunali civili», ha reso noto uno dei rappresentanti. Tony Blair lo scorso ottobre si è scusato per gli errori nella pianificazione dell’attacco e ha ammesso che alcune informazioni fossero sbagliate. Tuttavia, non ha mai sconfessato l’attacco, sostenendo di aver comunque agito in buona fede. Blair ha in parte ammesso che la guerra è stata una delle cause che ha promosso l’ascesa di Daesh, sottolinenando però che non è certo stata la causa principale.

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