Ci sarebbe da tenere la barra dritta comunque. Essere capaci di non perdere l’allenamento che ci permette di riconoscere i delitti, le persone, le cause e le giuste reazioni. Tenere la barra dritta io l’ho sempre immaginato come sinonimo del restare umani di Vik: riuscire a osservare il mondo senza farsi sformare.

Questi ultimi tragici giorni sono tutti una rincorsa alle risposte. E nessuno che pone domande. L’avete notato? Non abbiamo più il vocabolario per raccontare il presente senza usare la metafora della sfida: passeggeri contro capostazioni in Puglia, nord contro sud, bianchi contro neri, poliziotti contro civili in Usa, i soliti islamici contro il resto del mondo, noi europei contro gli islamici di tutto il mondo, turchi contro mamma li turchi, golpe più veloci del west con liste di proscrizioni tenute nel cassetto, ribellioni antidemocratiche contro presidenti inetti della democrazia, diritti nostri contro i diritti degli altri, libertà di alcuni contro libertà degli altri e poi razza contro razza, etnia contro etnia, Paese contro Paese.

C’è in atto una banalizzazione del male (e del bene) che viene servita a prezzo fisso: senza una contrapposizione sembra che non si riesca più a raccontare un evento e questa semplificazione secerne bile, offusca gli occhi, appiattisce le intelligenze e imbruttisce il mondo.

«Non ci avrete mai impauriti come volete voi» urlano i social dopo la mattanza di Nizza. Ma siamo sicuri che davvero sia la paura il fine del terrorismo? Siamo sicuri davvero che sia una foto in cui comunque continuiamo a berci l’aperitivo sul lungomare l’arma con cui rispondere? La vera vittoria avviene quando si sclerotizza il noi e il voi: Libero che oggi titola in prima pagina “Islamico di razza” è la certificazione che il colpo è andato a segno.

Sventurato il Paese che in mancanza di eroi ha bisogno di nemici.

Buon lunedì.

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