aggiornamento di venerdì 22 luglio, ore 8.50
Dall’impasse all’unanimità. È stata una lunga notte quella del Parlamento albanese che, alla fine, ha votato con 140 voti a favore su 140 seggi la riforma giudiziaria. Il premier resterà al suo posto, l’Albania è a un passo dall’Unione europea. Ma Erdogan è sempre alle porte. 

 

Il Parlamento di Tirana non ha votato per la riforma della giustizia albanese. ‬Dopo settimane di trattative, l’ultimo ostacolo per l’adesione all’Unione europea resta lì. L’Albania, infatti, non ha un sistema giudiziario indipendente e imparziale, perciò la riforma del sistema giudiziario è stata inserita da Bruxelles tra le condizioni necessarie per l’ingresso dell’Albania nell’Ue. Al fianco dell’Europa anche gli Stati Uniti, che giocano in questa partita il ruolo di osservatori internazionali.

La riforma comandata da Ue e Usa è sostenuta, secondo alcuni sondaggi, dal 91-95% degli albanesi. Si tratta di una riforma molto invasiva per il sistema costituzionale albanese: la modifica di un terzo della Carta e di altri quaranta testi normativi. Poi, è previsto anche l’esame delle credenziali degli oltre 800 giudici e procuratori albanesi, per escludere tutti quelli accusati di corruzione o conflitto d’interessi.

Fino a questa mattina, sembrava raggiunto l’accordo tra il centrosinistra al governo con il premier Edi Rama e l’opposizione di centrodestra guidata da Lulzim Basha. Un accordo ampio che si rende necessario dal momento in cui per avere la maggioranza costituzionale serovono 94 voti sui 140 voti del Parlamento. Ma alla fine, il presidente del Parlamento albanese ha dovuto temporaneamente rinviare il voto. Ilir Meta, che è alleato di governo di Edi Rama, ha detto di non poter procedere in un tale clima di minacce e annunciato le dimissioni in caso di fallimento dell’accordo. L’ambasciatore statunitense a Tirana Donald Lu e l’omologa europea Romana Vlahutin fanno sapere che «i leader politici in Albania temono la riforma e non sono disposti ad alcun accordo».

«Se non passa la riforma della giustizia si torna alle urne», ha già minacciato l’ex sindaco di Tirana e ora capo del governo Rama. Intanto, i negoziati tra i capi dei tre maggiori partiti: Partito socialista, Partito democratico e Movimento socialista per l’integrazione proseguono. L’aria a Tirana si fa incandescente, e il vicino turco Erdogan, proprio oggi, ha inviato a Rama una lettera ufficiale sulla penetrazione degli uomini di Fethullah Gülen nelle strutture nascoste, finanziarie, sociali e politiche in Albania.

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