Non si è trattato di una radicalizzazione lampo né dell’atto di un lupo solitario. Stando alle parole del procuratore della Repubblica di Parigi, Francois Molins, la sera del 14 luglio Mohamed Lahouaiej Bouhlel ha messo in moto il tir che ha ucciso 84 persone sulle Promenade des Anglais, a Nizza, dopo aver progettato l’attentato per mesi e con la complicità di cinque persone.

Boulhel aveva conservato un articolo sul captagon, la “droga dei jihadisti”, e sul suo telefono c’erano alcune riprese dei fuochi d’artificio del 14 luglio 2015, con frequenti «zoomate sulla folla» ha specificato Molins. Il procuratore ha evidenziato che mancano riscontri sui legami dell’attentatore con l’Isis ma ha confermato che per portare a termine il suo disegno Bouhlel è stato «sostenuto nella preparazione e nell’attuazione» da altre persone. E come per il franco-tunisino di 31 anni, anche nel caso dei presunti complici, tutti attualmente in stato di fermo e accusati di associazione per delinquere con finalità terroristica, si tratta di persone finora sconosciute ai servizi segreti a all’antiterrorismo.

Tre di loro – un franco-tunisino di 21 anni nato a Nizza; un tunisino di 37 anni nato a Sousse e un franco-tunisino 40enne nato anche in Tunisia – sono accusati di complicità diretta nella strage con finalità di terrorismo. I messaggi ritrovati sui loro cellulari e su quello di Bouhlel suggeriscono che sapevano del progetto stragistra. Una coppia di albanesi, invece, è accusata di aver fornito la calibro 7.65 con cui l’attentatore ha sparato. Ma l’arma gli sarebbe stata consegnata da uno dei tre franco-tunisini, il 21enne Ramzie Arefa.

Alle 17 del 14 luglio Boulhel ha inviato un messaggio vocale a uno dei sospettati in cui faceva riferimento a un’azione da compiere «il mese prossimo», mentre in altri messaggio e in particolare in un sms inviato alle 22,27, poco prima dell’attacco, in un scriveva: “Volevo dirti che la pistola mi hai portato ieri è molto buona”, chiedendo di procurarne altre, a quanto pare per un attacco successivo. Ma sui dettagli di questa eventualità, ha detto il procuratore, sono in corso ulteriori indagini.

Dall’analisi del telefono dell’attentatore è emerso il ruolo di un altro dei presunti compici, Mohamed Walid G. (1.278 telefonate tra i due lo scorso anno), con cui Boulhel il 10 gennaio 2015 aveva condiviso via sms la soddisfazione per la strage di Charlie Hebdo: “Io non sono Charlie … Sono contento, hanno portato i soldati di Allah per finire il lavoro”. Ritrovate anche foto dei due scattate l’11 e il 13 luglio a bordo del camion utilizzato nell’attacco. E il procuratore di Parigi ha dichiarato che dopo il massacro Walid ha fatto riprese con il suo smartphone sulla Promenade del Anglais.

L’altro presunto complice, Choukri Chafroud, lo scorso aprile ha condiviso su facebook con l’autore materiale della strage un massaggio in cui si parlava di “caricare un camion con 2.000 tonnellate di ferro” e “tagliare i freni”. Due giorni prima dell’attacco, invece, i due erano a bordo del camion sulla Promenade del Anglais. Proprio Choukri, che non ha precedenti penali, fino allo scorso anno lavorava come bracciante e operaio edile in provincia di Bari, a Gravina di Puglia, tornandoci anche poche settimane prima dell’attentato e mantenendo contatti costanti con cittadini albanesi e tunisini residenti in Italia. Le procure di Roma e di Bari si sono subito attivate e sono state perquisite sia la sua vecchia abitazione sia quella in cui è stato ospite durante il suo recente soggiorno in Puglia.

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