Nasce una nuova fiera del libro a Milano, per volontà dell’Associazione italiana degli editori (Aie) che ha dato vita a nuova società con la Fiera di Milano per promuovere la lettura. Con 17 sì, 7 no tra i cui ci sarebbero Feltrinelli, Marcos y Marcos  e 8 astenuti il Consiglio generale dell’Aie ha preso oggi questa decisione, annunciando in conferenza stampa di voler «recedere dalla fondazione del libro di Torino». Che Milano, dove hanno sede molte case editrici, abbia un salone tutto suo, pare ragionevole. Magari – come auspicauto da Aie – più attento agli altri lavori della filiera del libro. Ma perché volerla fare  proprio a maggio in contrapposizione alla kermesse torinese?

«L’amministrazione e la Fondazione di Torino decida di fare quello che vuole. Noi iniziamo un percorso nuovo». ha ribadito il presidente Motta. mentre da parte sua la Fondazione torinese annuncia che la trentesima edizione del Salone del libro si farà al Lingotto a maggio, dal dal 18 al 22 maggio 2017.

In un Paese come l’Italia dove si legge pochissimo, rispetto alla media europea, se c’è una cosa che funziona sono proprio i festival e le manifestazioni come il Salone che invitano ad incontrare gli autori, a conoscere il loro lavoro anche attraverso le loro parole. Dunque cui prodest porre fine a una kermesse come quella torinese che ha una storia trentennale e che nell’ultima edizione ha dimostrato di sapersi rinnovare superando scandali e badando a contenere i costi? Milano fa la guerra a Torino ma nel frattempo si perde di vista che il Sud è la zona di Italia dove in assoluto si legge meno e – fatta eccezione per i presidi del libro attivati da Laterza – poco o nulla è stato fatto sul territorio per promuovere capillarmente la lettura. Come dimostra, dati alla mano, il libro di Giovanni Solimine Senza sapere (Laterza).

«Apprendiamo con rammarico la decisione presa dal Consiglio dell Associazione Editori – con una risicata maggioranza a favore dello spostamento a Milano del salone del Libro», commentano con una nota Sandro Ferri  e Sandra Ozzola di Edizioni E/O. «Questa decisione rivela la subalternità dell’associazione alle strategie dei grandi gruppi editoriali milanesi ed è stata presa senza un’ampia consultazione e tempestiva informazione degli iscritti», stigamatizzano i due editori che decidono di uscire dall’Associazione italiana editori (Aie) insieme ad altri 12 editori ( Fra loro Iperborea, 66thand2nd , Minimum Fax, Sur ADD, Voland, Edizioni Clichy e molti altri)

. «Non sono state certamente le frettolose consultazioni e le polemiche campaniliste di questi giorni a cambiare questo dato di fatto. Nel giro di poco meno di un mese ci ritroviamo a sorpresa senza il Salone del Libro di Torino che per trent’anni ha funzionato come una valida esperienza, soprattutto dal punto di vista degli editori indipendenti e dell’incontro tra autori, professionali del libro e lettori».  E poi l’affondo: «Per noi è evidente che a Milano non ci saranno le necessarie garanzie per un’equa rappresentazione dell’editoria indipendente e per un valido progetto culturale. Sono sotto gli occhi di tutti le conseguenze dei processi di concentrazione editoriale e distributiva portati avanti dai grandi gruppi editoriali. Il rischio della riduzione degli spazi espressivi e commerciali, attraverso la concentrazione in poche mani di distribuzione, librerie e case editrici, si arricchisce oggi di un altro preoccupante tassello. A partire da oggi anche il Salone del Libro, che aveva garantito in questi anni buona visibilità e attenzione all’editoria indipendente e agli editori più piccoli, finisce nelle stesse mani che già controllano la maggior parte del mercato». L’Aie, che già adesso, concludono Ferri e Ozzola «non annovera tra i suoi soci importanti editori indipendenti di cultura, perde così un’occasione per una politica di maggiore equità ed equilibrio capace di rappresentare i diversi interessi del mondo editoriale.  Per questo motivo usciamo dall’Associazione e continueremo in altre sedi e forme la nostra battaglia per il pluralismo culturale».

«Quello che mi chiedo io è era proprio necessaria, questa guerra?», si domandava l’editrice di Voland Daniela Di Sora, già qualche giorno su facebook. «Proprio adesso che sembrava che il mondo del libro si stesse, finalmente e con fatica, un po’ riprendendo? Ed è proprio necessario rinunciare a un patrimonio culturale come quello del Salone di Torino? Scegliere per un eventuale, futuro Salone di Milano una data coincidente? E se a Milano si parla di un progetto di fiera itinerante, come sembra, la prima tappa non poteva continuare a essere Torino? E comunque – ricorda Daniela Di Sora – che non sia la prima volta che Milano cerca di spostare la fiera, è cosa nota, già il sindaco Pillitteri voleva trasferirla. E il 29 febbraio del 2000 il Corriere della Sera già titolava “Torino, fatti più in là. Milano vuole la Fiera del libro”. Storia vecchia, dunque. Ma a Milano ci sono già Book City, Book Pride e la Milanesiana: non bastano? E, a dirla tutta, se proprio la volevano, non potevano idearsela loro, trenta anni fa?»

Online, intanto, si mobilitano gruppi di cittadini torinesi, affezionati alla manifestazione, lanciando una petizione con un messaggio battagliero e un hastag #SalvaSalTo : « Da più  di 25 anni , ogni anno, si tiene a Torino il Salone Internazionale del Libro. Da qualche anno i milanesi stanno provando a portarcelo via con metodi subdoli (es.: fiere e manifestazioni inerenti al mondo dei libri, nello stesso periodo), come hanno già fatto con altre cose. Diciamo NO a questo “furto”! Il SalTO (Salone Internazionale del Libro) rimane a TORINO! Coraggio gente!»

E  nasce una pagina facebook #IoRestoATorino. E non per campanilismo, ma per l’appassionato lavoro di direttori come Ernesto Ferrero che al Salone è riuscito a creare negli anni un’atmosfera positiva, di ascolto, di passione per la letteratura, per la conoscenza e il sapere, che in Italia n non ha eguali.

27 agosto: Giuseppe Laterza interviene nel dibattito con un’intervista su Left,  criticando la decisione dell’Aie e chiedendo di organizzare anche con il Ministero e con tutti i soggetti che operano sul campo, un vero programma di incentivo alla lettura, «materia eminentemente pubblica, dice l’editore di Laterza che non può essere gestita solo da privati. Qui l’ampia intervista di Left

 aggiornamento 8 settembre 2016: A circolo dei lettori di Torino si tiene la prima riunione degli editori che , dopo la decisione dell’Aie, hanno lasciato l’associazione nazionale editori. Fonderanno una loro associazione a sostegno del Salone del libro di Torino, oltre a darsi forme di auto organizzazione.

Il 12 settembre si pronuncia il ministro dei Beni culturali Franceschini: «Rischiamo una colossale figuraccia internazionale. Il solo modo per uscirne è creare un unico grande Salone, da tenersi in contemporanea a Milano e Torino. E chi dirà di no, senza proposte alternative, se ne assumerà la responsabilità».

15 settembre.  Le Edizioni e/o  di Sandro Ferri e Sandra Ozzola che per  primi avevano deciso di lasciare l’Aie, dando avvio alla diaspora di autori piccoli e medi, attraverso il loro ufficio stampa, rispondono alla proposta del ministro, facendosi portavoce della richiesta di 70 editori usciti dall’Aie: «Abbiamo apprezzato l’intervento del ministro Franceschini per cercare di conciliare le posizioni del Salone di Torino e di Fabbrica del Libro spa, società privata di cui è azionista l’Aie, che intende creare una manifestazione fieristica a Rho in date contemporanee o molto vicine a quelle fissate da tempo da Torino. Tuttavia, le interviste di Federico Motta, presidente dell’AIE, su illibraio.it e l’intervista di Corrado Peraboni, AD della Fabbrica del Libro, su La Stampa, indicano che secondo Aie e Fabbrica del Libro l’unico accordo possibile consiste nel rendere marginale l’evento di Torino», scrivono Ester Hueting e Giulio Passerini di Edizioni e/o. «Tra l’altro viene messo l’accento sulla valenza prettamente commerciale della fiera di Rho e quindi è lecito supporre che lo smantellamento del Salone di Torino comporterebbe la perdita di un patrimonio culturale accumulato in quasi trent’anni di storia. Un patrimonio nazionale che appartiene innanzitutto ai lettori, dunque agli italiani. Ricordiamo che 600 personalità della cultura di tutto il mondo hanno firmato un appello in difesa di questa eccellenza. In attesa di conoscere gli esiti dell’incontro di martedì 20 settembre al ministero per trarre le debite conclusioni, i 70 editori (numero in crescita) che fanno parte dell’associazione firmataria chiedono che si parta al più presto con un progetto forte di Salone a Torino, raccogliendo l’eredità delle precedenti 29 edizioni, che lo hanno portato a essere la terza manifestazione europea in ordine di importanza dopo Francoforte e Londra. Crediamo che ci siano le condizioni per correggere e sanare gli errori del passato che hanno contribuito a generare l’odierna situazione, e quindi per creare un Salone pubblico di interesse pubblico con una gestione efficiente e trasparente e un’organizzazione condivisa con editori, librai, bibliotecari e tutti coloro che hanno a cuore la promozione della lettura. Siamo pronti a partecipare a questo progetto nell’ambito della Fondazione per il Libro».

26 settembre 2016  Massimo Bray ha sciolto la riserva e accetta l’incarico di presidente della Fpndazione  La  30esima edizione del Salone del libro di Torino, nel 2017, si farà dal 18-22 maggio, ( circa un mese dopo la fiera milanese).  Tra una ventina di giorni la presentazione del progetto culturale.  «La Fondazione per il libro, come riporta Repubblica.it, gestirà direttamente gli incassi, mentre per la gestione si pensa a un bando».

Ciò che accadrà a Milano si saprà con la  conferenza stampa del 5 ottobre in cui verrà presentata la nuova Fiera del libro che si terrà  a Rho-Pero dal 19 al 23 aprile 2017.  Intanto il 28 settembre, a Bologna l’Aie incontra i piccoli editori «per discutere di quanto accaduto in questi mesi di tensioni e incomprensioni e parlare del nuovo progetto»

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