Più che un’ipotesi di fantasia si tratta di un fatto scientifico. I dati di un recente studio infatti sembrano suggerire che i fan di Harry Potter sono molto meno inclini a sostenere il bullo Donald Trump nella sua corsa alla Casa Bianca. Diana Mutz ricercatrice della Annenberg School for Communication alla University of Pennsylvania, tra il 2014 e il 2016 infatti ha somministrato oltre 2000 questionari, chiesto ad altrettanti cittadini americani se avevano letto la saga della Rowling o visto i film che ne erano stati tratti e di indicare, in una scala da 1 a 100, la loro posizione su temi come: pena di morte, uso di tecniche di tortura come il waterboarding per interrogare prigionieri sospettati di terrorismo, discriminazioni nei confronti di musulmani o omosessuali e, ovviamente, sulle politiche proposte da the Donald, da poco nominato ufficialmente il candidato repubblicano in corsa per la Casa Bianca.
Stando alle risposte raccolte sembra proprio che esista una correlazione fra leggere o vedere i film di Harry Potter e manifestare un forte dissenso nei confronti di Trump. Addirittura, per molti degli intervistati, Donald non è altro che una brutta copia di Lord Voldemort, il cattivissimo antagonista del maghetto di Hogwarts. E J.K. Rowling e gli utenti twitter che hanno lanciato l’hashtag #voldetrump sembrano essere perfettamente in linea con il campione studiato da Diana Mutz.

Ad un primo sguardo il paragone tra i due personaggi potrebbe sembrare un modo dei democratici per prendere in giro un avversario politico, in realtà l’analogia Trump-Voldemort sembra così calzante da essere diventata bipartisan ed aver convinto in egual misura entrambi gli schieramenti politici. «Gli stessi sostenitori di Donald Trump – spiega Diana Mutz – hanno acquistato un poster che raffigura il loro candidato di fronte alla una bandiera americana con una citazione del Signore Oscuro (Voldermort ndr) che dice: “Non esistono il bene e il male, esiste solo il potere e quelli che sono troppo deboli per esercitarlo”». Un errore di valutazione che secondo Mutz ha però un fondamento reale che rafforza la tesi #Voldetrump: «Anche Trump come Voldemort si mostra come un uomo forte capace di sottomettere gli altri al suo volere, siano essi il governo cinese o i terroristi di Isis». E non serve ribadire come il lessico utilizzato nei comizi dal candidato repubblicano sia proprio quello del bullo attacca brighe con smanie di potere: “gli darei un pugno”, “mi fate schifo”, “potrei sparare a una persona nella folla e nessuno mi direbbe nulla”.
I dati raccolti nella ricerca di Mutz dimostrano inoltre che in genere i lettori di Harry Potter: tendono a dare dei punteggi bassissimi alle politiche di Trump rispetto agli altri elettori, hanno posizioni molto più aperte e tolleranti nei confronti di musulmani e omosessuali, non sono per nulla d’accordo con le affermazioni di the Donald contro migranti, messicani e donne. Soprattutto i fan dell’eroe nato dalla penna di J.K. Rowling si dimostrano più disposti ad opporsi a politiche punitive come appunto dimostrano le risposte date dagli intervistati sul tema della tortura nelle carceri e violenze di carattere fisico contro i terroristi o presunti tali.
Harry Potter insomma, oltre ad essere un best-seller e campione di incassi al cinema, sarebbe un manifesto di umanità e libertà. Un romanzo di formazione che si trasforma in un manuale di cittadinanza per grandi e piccini ed educa ad una società integrata e cosmopolita nella quale le differenze non vengono stigmatizzate. Lo stesso Potter e molti dei suoi compagni di avventure infatti sono dei meticci. “Babbani mezzosangue” in gergo potteriano, mezzi maghi e mezzi umani, che nell’arco dell’epopea inventata da Rowling si trovano a combattere contro politici del mondo della magia fedeli a Voldemort e ossessionati dal mito della purezza della razza e della forza, proprio come Donald Trump.

Per comprendere a pieno l’influenza culturale e la portata potenzialmente rivoluzionaria di Harry Potter in questa tornata elettorale basta guardare ai numeri. Secondo l’editore inglese della serie di romanzi le vendite in tutto il mondo ammontano a circa 450 milioni di copie. Soprattutto: a nove anni dalla fine della saga il maghetto di Hogwarts continua ad essere un fenomeno letterario e ad accendere entusiasmi. E, stando ai dati forniti dalla catena di librerie Barnes and Noble, Harry Potter and the Cursed Child, il sequel della saga che sarà in libreria a settembre, ha già battuto i record negli Stati Uniti di prevendite e prenotazioni. Non è da meno la versione cinematografica prodotta dalla Warner Bros. La serie di film è una delle più remunerative nella storia di Hollywood, si parla di quasi 8 miliardi di dollari di incasso, dei quali 2,3 ricavati dalla vendita dei biglietti nei soli Stati Uniti.
Proprio per questo visto che, come spiega Diana Mutz, la visione politica proposta da Trump è radicalmente opposta ai valori proposti nella serie di Harry Potter, «la moltitudine di fan del maghetto potrebbero giocare un ruolo non indifferente nell’influenzare la risposta degli Americani a Trump».

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