«Ma quale conflitto di interessi!». L’assessora Paola Muraro, blindata da Raggi, risponde in perfetto “grillese” al Pd. Anche perché resistere alle pressioni pur fortissime, pesanti come i trecentomila chili di rifiuti che ogni giorno rimangono sulle strade, non è poi così complicato, potendo ricordare, ad ogni appunto su Ama e sulla “monnezza”, che la polemica cavalcata dai dem «il Pd la sta facendo con se stesso, perché loro, e del centrodestra di Alemanno, è stata la fallimentare gestione di Ama negli ultimi vent’anni». Ha imparato subito la lingua dei 5 stelle, la tecnica Muraro: «Quello che in qualsiasi azienda, in qualsiasi amministrazione sarebbe considerato un valore aggiunto, cioè competenza ed esperienza», scrive in un post pubblicato sul blog di Grillo, «viene usato dai vecchi partiti come fossero elementi negativi, perché tremano davanti alla volontà politica di sistemare i danni che loro stessi hanno causato».

Usa il blog Muraro, non per entrare nei dettagli del suo piano (del piano che dovrebbe avere per tener fede alla promessa di pulire Roma entro il 20 agosto), ma per rispondere alla più insidiose delle accuse mosse in queste ore dalla stampa e dal Pd: quella del suo conflitto di interessi, con Ama e le aziende che per Ama lavorano, per via della sua attività di consulente – svolta per Ama, ancora, e per alcune aziende che per Ama lavorano negli ultimi dodici anni. È argomento molto usato dai dem, quello suggerito da un articolo di Sergio Rizzo comparso sul Corriere: il giornalista ha sommato 12 anni di consulenze arrivando alla cifra tonda di un milione di euro di compensi. Per status e tweet indignati il numero è perfetto.

Muraro risponde così: «Hanno scritto anche del milione di euro per le mie consulenze in 12 (dodici) anni (dal 2004 al 2016). Mi faccio i conti in tasca: corrisponde a una media di 90.880 euro l’anno al lordo di tasse, previdenza, assicurazioni e spese per lo svolgimento dell’incarico». «Vi sembra una cifra folle?», chiede retorica, «folle è la strumentalizzazione che ne fanno!». E risponde, Muraro, pure all’altra accusa che le è piombata addosso proprio stamattina, con la lettura dei giornali. Repubblica infatti documenta il fatto che Muraro, consulente di Ama, è stata anche consulente di altre società, che di Ama hanno poi vinto gli appalti.

Qui Muraro la butta in angolo e punta al principio: «Lavorare in qualità di consulente è legittimo. Sono un’esperta in materia di rifiuti e sostenibilità ambientale e ho prestato le mie competenze per numerose aziende». Punto. Non una riga sull’altra domanda – assai legittima – di queste ore: come si è arrivati al nome di Muraro per l’assessorato? Niente colloqui online, né sondaggi, infatti, sono stati fatti per formare la giunta: in periodi di burrasca, il tema rispunta. Ma per Muraro, invece, «sta ai romani, oltre alle speculazioni dei media e agli anatemi delle opposizioni, comprendere chi è la causa della fase di pre-emergenza che attraversa Roma», e parla di «un vero e proprio golpe dei rifiuti», tentato da chi vuole che nulla cambi.

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