Da Genova in Siria. Era tutto pronto quando la procura distrettuale anti terrorismo lo ha arrestato. Mahmoud Jrad, 23 anni, siriano, è accusato di «associazione e arruolamento con finalità di terrorismo». Il 23enne siriano non programmava attacchi terroristici nel nostro Paese, ma reclutava miliziani jihadisti da inviare a combattere con Jabhat al Nusra (letteralmente, “partigiani del soccorso al popolo della Grande Siria”), cellula legata ad al Qaeda che conta almeno altre 5 persone. Jabhat al Nusra, inoltre, è il gruppo protagonista del rapimento delle due cooperanti italiane Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, liberate a gennaio del 2015.

 

I jihadisti di al Qaeda, diversamente dai tagliagole dello Stato islamico, non puntano ad attacchi in Europa, ma a fare proseliti tra le comunità islamiche e arruolare nuovi combattenti da inviare in Siria e in Iraq. Non solo Isis, quindi. Oltre lo Stato islamico, altre sigle operano in Europa e in Italia, in primis al Qaeda ma anche – come spiega Umberto De Giovannangeli sul prossimo numero di Left (in edicola il 6 agosto) – «Demonizzare oltre 1 miliardo e 600 milioni di persone è sbagliato. Ma l’Islam integralista non è un’invenzione dell’Occidente. E anche quando l’Isis sarà spazzato via, il jihadismo si ripresenterà sotto nuove sigle».

 

Ma torniamo in Italia. L’Italia, finora immune da attentati di matrice islamica, ha però registrato un notevole numero di provvedimenti: 105 dall’inizio del 2015, tra arrestati ed espulsi. Le espulsioni sono un’arma facile per le mani del ministro Alfano. La lentezza e la difficoltà a vedersi riconosciuta la cittadinanza italiana, infatti, rallenta sì il processo di integrazione delle comunità straniere, ma rende più semplice le procedure di espulsione. Arresti ed espulsioni. Come il 23enne siriano di questa mattina, residente a Varese con la sua famiglia. O come Farook Aftab, il pakistano di 26 anni che voleva colpire l’aeroporto di Orio al Serio, era residente in provincia di Milano ed è stato espulso il 2 agosto dopo essere stato arrestato il 31 luglio per motivi di sicurezza con un provvedimento del ministro dell’Interno. E ancora K.A, 23enne turco arrestato a Venezia la notte del 31 luglio con uno zaino, una mannaia lunga 30 centimetri, un sampietrino appuntito e documenti in fotocopia falsi. Materiale sufficiente a far scattare l’allarme anti-terrorismo e l’arresto. Mentre pregava ad alta voce Allah inginocchiato sulla pensilina dello scalo ferroviario insieme ad altri cinque. E poi il giovane somalo arrestato a marzo in un centro di accoglienza di Campomarino (Campobasso) e arrestato il primo agosto con l’accusa di istigazione al terrorismo, adesso è recluso nel carcere di Sassari: secondo i suoi compagni di centro (lui nega ogni cosa), incitava alla Jihad all’interno del centro, esaltava gli attentati ed era pronto a realizzarne uno alla stazione ferroviaria di Roma. Tra i numerosi arrestati e/o espulsi c’è anche Mohammed Madad, imam marocchino di 51 anni, residente nel Reggiano prima e nel Vicentino poi, sospettato di agevolare il terrorismo internazionale. L’imam è stato espulso il 27 luglio su provvedimento del ministro dell’Interno per motivi di ordine pubblico e sicurezza dello Stato. Il sospetto è che potesse anche agevolare il terrorismo internazionale.

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