Il 6 agosto 1945 una bomba atomica fu sganciata dagli americani sulla città di Hiroshima. Tre giorni dopo fu colpita Nagasaki. Le due città vennero quasi completamente distrutte e decine di migliaia di persone persero la vita. Moltissimi morirono poi per gli effetti delle ferite e delle radiazioni e molti sopravvissero patendo gravissime e irreversibili menomazioni. Su quel devastante crimine contro l’umanità riflette la pittrice giapponese, Yumi Karasumaru al MAMbo di Bologna, con una serie di opere che evocano l’esplosione, ma soprattutto i volti e le storie delle persone che persero la vita o subirono danni fisici e psichici irreparabili dalle esplosioni atomiche. Con la mostra Series Atomic nel 2015  presentata a Hiroshima, Kyoto e Tokyo, l’artista giapponese ricrea le immagini d’epoca, che lei stessa ha rintracciato sui giornali di allora, nei filmati o in raccolte private, riferite a episodi di guerra, a scene di distruzione, a eventi politici, ma anche a vicende personali intrecciate a quella tragedia collettiva.

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Con un raffinato stile pittorico, il visitato avvicina in modo soft lo spettatore, realizzando immagini dai colori luminosi e gentili, ma senza negare o tentare di occultare la drammaticità di quelle testimonianze visive, che anzi risulta ancor più toccante in queste elaborazioni.

In occasione dell’inaugurazione, sabato 6 agosto (alle 18, ingresso libero),Yumi Karasumaru fa una performance in forma di reading dal titolo Facing Histories in Hiroshima. In questa azione performativa Karasumaru combina le modalità espressive del teatro giapponese con quelle occidentali. Poi  inviterà il pubblico a partecipare alla cerimonia delle lanterne galleggianti Il sole di Hiroshima, organizzata da Nipponica nel Parco del Cavaticcio, accanto al Museo. Con la musica dal vivo di Enrico Serotti, la cerimonia si svolgerà così come avviene tradizionalmente a Hiroshima, con le lanterne di carta colorata, contenenti messaggi e desideri che saranno affidate all’acqua.

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L’aspetto interessante di questa mostra è la riflessione che Yumi Karasumaru sviluppa a partire da quella immane tragedia; le sue opere invitano ad interrogarsi su ciò che distrugge l’umano profondamente, non solo in termini fisici. A uccidere secondo Yumi Karasumaru, è anche un modello di società basata su un modello antropologico povero di umanità, in cui conta solo l’utile, il denaro, perdendo di vista ciò che più ci contraddistingue, gli affetti, la fantasia, il nostro mondo interiore. Per questo una sezione della mostra è intitolata Modern Crime ed è dedicata agli aspetti negativi dell’omologazione globale e della sudditanza al mercato privo di regole, di cui  ormai sembra soffrire l’intero Occidente. Una forma di super capitalismo che, secondo Karasumaru, porta alla perdita dell’identità personale e collettiva e con essa alla perdita della libertà.

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La mostra del MAMBo, curata da Uliana Zanetti, è promossa dal Comune di Bologna, resterà aperta fino a domenica 16 ottobre. In occasione della chiusura l’artista realizzerà un altro evento dal vivo. All’esposizione si accompagna un catalogo in edizione limitata di 500 copie con firma autografa dell’artista.

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Le offerte raccolte durante la cerimonia delle lanterne saranno inviate all’Associazione Giapponese Watanoha Smile, che si occupa del recupero psicologico dei bambini vittime dello tsunami giapponese del 2011 e all’Associazione Abio Bologna, che assiste i bambini ricoverati all’Ospedali Maggiore del capoluogo emiliano.

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