Una serie di attentati hanno colpito ieri la Thailandia. Undici bombe sono esplose in diferenti zone della provincia thailandese. Mentre due bombe hanno colpito un resort a Hua Hin, a sud di Bangkok. Le esplosioni hanno causato quattro morti e ventidue feriti (fra i quali anche due italiani). La polizia non esclude nessuna pista, ma appare sempre più probabile che possano essere azioni legate alla tensione crescente nela Paese dopo l’approvazione della nuova Costituzione voluta dalla giunta militare che è al potere a Bangkok. La situazione politica in Thailandia sta assumendo un volto sempre meno democratico. Attualmente il senato è nominato solo dai militari. E sono i 250 senatori selezionati dalla giunta, il Consiglio nazionale per la pace e l’ordine, a eleggere il primo ministro insieme ai cinquecento membri della Camera dei rappresentanti. I due principali partiti politici del Paese avevano preso posizione contro questa nuova costituzione. Il prossimo anno ci sarano le elezioni legislative ma rischia di essere una farsa perché i militari avranno l’ultima parola sulla composizione del governo, in ogni caso. Tutto questo segna un enorme passo indietro rispetto alla Costituzione del 1997, (che è stata modificata poi nel 2007) che era la più avanzata e democratica fra la ventina di versioni della Carta nazionale thailandese che sono state scritte e poi stracciate dal 1932 a oggi. Da allora ad oggi ci sono stati 19 colpi di Stato.
La settimana scorsa quando la popolazione è stata chiamata alle urne per il referendum che ha approvato la costituzione militare si sono registrati alcuni episodi di tensione che raccontano della mancanza di democrazia che sta vivendo questo apparentemente pacifico e accogliente Paese. Quando un ragazzo ha strappato la scheda elettorale pronunciando slogan contro la dittatura militare è stato immeditamente arrestato.
In esilio volonario per sfuggire a una condanna per corruzione l’ex premier Thaksin Shinawatra ha definito la nuova Costituzione, “una pazzia”. Tornando così a far sentire la propria voce per la prima volta dopo il golpe contro sua sorella Yingluck nel maggio 2014. Il magnate, che ha contro la ristretta e ricca borghesia di Bangkok, è ancora molto ascoltato nel nord-est rurale, che è risucito a conqusiatare con politiche demagogiche miste ad elementi di reale politica economica redistributiva. Ma c’è anche chi lo accusa di compravendita di voti fra l elettorato più povero ed ignorante. Di fatto è già aperta la corsa verso problematiche elezioni in cui i cittadini thailandesi difficilmente riusciraano a far sentire davvero la propria voce.

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