Il 12 agosto del 1944 i nazisti usccisero più di 560 persone a Sant’Anna di Stazzema in provincia di Lucca. Fra loro anche 107 bambini. Fu un eccidio a freddo, senza nenache motivazioni di guerra, perché si accanirono con crudeltà su vecchi, donne e minori. Con bombe, mitragliatrici e poi dando fuoco ai corpi. Quella strage efferrata ha lasciato ferite aperte nella memoria,  che hanno continuato a sanguinare anche perché non c’era stata alcuna giustizia per quei morti. Fino a due anni fa quando finalmente la corte federale di Karlsruhe ha annullato la decisione della procura generale di Stoccarda che aveva negato la riapertura delle indagini per la strage nazista di Sant’Anna di Stazzema. L’ex SS Gherard Sommer era già stato condannato all’ergastolo in Italia, insieme ad altri dieci ex militari tedeschi ma le sentenze, confermate dalla Cassazione, non erano mai state mai eseguite. Nell’ottobre del 2012 la procura di Stoccarda decise di non chiedere l’imputazione a causa dell’impossibilità di provare le responsabilità individuali e l’aggravante della premeditazione ma i familiari delle vittime della strage fecero ricorso e hanno vinto. Ed è stato un passo importante non solo per i sopravvissuti alla strage riuniti nell’associazione dei Martiri di Sant’Anna di cui è presidente Enrico Pieri, che oggi alle 15 al museo Storico della Resistenza, dove sarà proiettato La Brezza degli Angeli, vincitore del Premio ANPI 2015 al Festival nazionale cinemafedic del Valdarno e alle 17 al parco della memoria di Sant’Anna di Stazzema all’inaugurazione della mostra di disegni di bambini dal titolo I colori della pace .

Oltre al film , c’è un libro, profondo e toccante, che ora permette di capire – più di tanti saggi di storia-  cosa sia stato davvero quell’eccidio, il più orrendo, fra i tanti compiuti in Italia dai nazisti, s’intitola Era un giorno qualsiasi (Terre di mezzo) e l’ha scritto il giornalista Lorenzo Guadagnucci  dando voce a alle memorie del padre Alberto Pancioli Guadagnucci che perse sua  madre in quella strage. Quel giorno  lui si  salvò perché,  invece di andare in paese, preferì andare in giro con un amico e il nonno Pasquale. Più di settanta anni dopo è ancora viva nella sua memoria l’immagine di sua madre stesa per terra, ancora cosciente,  sotto un albero. ” I capelli che le erano diventati tutti bianchi”. La ferita era troppo profonda e non fecero in tempo a soccorrerla.  Rimasto solo Alberto, che oggi a 82 anni, fu  adottato – per un destino crudele – da  ex fascista, da cui prese il congnome Pancioli, mentre Guadagnucci era il nome della madre che coraggiosamente, sfidando il moralismo dell’epoca, aveva cresciuto da sola questo bambino avuto  da un uomo già sposato e che non l’aveva riconosciuto. Lorenzo, giornalista e scrittore, autore di molti libri fra i quali anche un importante libro testimonianza  sui fatti della Diaz durante il G8 di Genova  vissuti sulla propria pelle, ne porta oggi il cognome.

Bambini uccisi a Sant'Anna di Stazzema

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