Ad aprile Declan Walsh, il corrispondente del New York Times dal Cairo, ha realizzato un reportage dalla Siria per mostrare quale fosse la situazione nel Paese dopo 5 anni di guerra civile. Il risultato è questo webdoc pubblicato sul sito del New York Times che vi riproponiamo qui.

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Da aprile 2016 la situazione è andata peggiorando. Molte città come Aleppo, dove la lotta fra le forze governative e i ribelli per il controllo del territorio si fa più dura, sono costantemente sottoposte ai bombardamenti aerei. Proprio Aleppo nel nord della Siria, è contesa fra l’esercito di Bashar al-Assad e le milizie ribelli e dal luglio 2016 è in stato d’assedio. A farne le spese moltissimi civili bloccati (soprattutto nelle aree sotto il controllo dei ribelli) senza possibilità di fuga e costantemente sottoposti ai bombardamenti delle forze aeree russe che recentemente hanno offerto un cessate il fuoco giornaliero di 3 ore, insufficiente per salvare le vittime degli attacchi aerei e per predisporre corridori umanitari che permettano ai civili di fuggire. Si parla di circa 250mila persone letteralmente intrappolate spesso senza la possibilità di ottenere aiuti umanitari sufficienti.

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Il numero di vittime

Secondo l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), un’organizzazione non governativa con sede a Londra, i morti nel conflitto siriano sarebbero stati 260.758 tra marzo 2011 e dicembre 2015, di questi circa un terzo è civile. Secondo dati forniti dalle Nazioni Unite dei quasi 200mila morti durante il conflitto fra marzo 2011 e fine aprile 2014, il 9.3% sono donne (contro l’83.8% di uomini) e almeno 8.803 sono minori di 18 anni.

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Rifugiati in fuga

Secondo i dati dell’UNHCR aggiornati all’agosto 2015, i rifugiati siriani espatriati sarebbero 4.088.078 (quasi quanto la popolazione dell’intera Irlanda), molti dei quali all’interno di Libano e Turchia. A questi si aggiungono inoltre circa 7,8 milioni di siriani sfollati all’interno del paese.

La testimonianza di Clarissa Ward, report di guerra al consiglio di sicurezza Onu

«Sono stata una corrispondente di guerra per 10 anni. Sono stata in Iraq, in Afghanistan, a Gaza. In qualsiasi terribile conflitto voi possiate ricordare. Non ho mai visto qualcosa come quello che sta accadendo ad Aleppo. In Aleppo non ci sono vincitori. […] La parola per descrivere tutto questo è “apocalittico” e ricordo quel senso di estenuazione, l’essere esausti per essere costretti a restare pietrificati dalla paura tutto il tempo»

Clarissa Ward

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