Londra è una città piuttosto moderna. Non parliamo di digitale, del grattacielo Lloyds o del London Eye, la grande ruota dalla quale si vede la città. Ma di modernità, di enorme conglomerato urbano che, per la larghissima parte e con poche eccezioni è tutto figlio degli ultimi secoli di storia. Un po’ la colpa è della industrilizzazione sfrenata dell’800, un po’ della Luftwaffe che durante la Seconda Guerra ha martoriato la Gran Bretagna, unico nemico a resistere all’invasione tedesca fino al giugno 1941, quando la Germania denunciò il patto Molotov-Ribbentrop e invase l’Unione Sovietica. La colpa originaria però è forse del grande incendio del 2 settembre 1666.

L’incendio, cominciato presso il panificio di Thomas Farriner in Pudding Lane  distrusse gran parte della città, risparmiando il quartiere aristocratico di Westminster e il Palazzo di Whitehall di Carlo II, ma bruciando 13.200 case (più o meno gli 8 decimi del totale), 87 chiese, la Cattedrale di St. Paul (che infatti è stata ricostruita e finita nel 1697).

Per commemorare il 350esimo anniversario, sabato scorso a Londra hanno dato fuoco a una gigantesca (120 metri) riproduzione in legno della città di allora. Le foto sono suggestive.

L’istallazione che brucia e la meraviglia del pubblico

 

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