Prima di seguire gli aggiornamenti sulla sorte della giunta di Virginia Raggi è importante una premessa. Paola Muraro, assessore ai rifiuti che da luglio sa di esser indagata – come lo sa la sindaca – è appunto solo indagata, non ha ancora ricevuto l’avviso di garanzia, delle indagini che si chiudono, e non è ovviamente stata ancora condannata. È una premessa importante questa, e non solo per ristabilire un qualche principio garantista nel dibattito. La premessa ci serve per spiegare come sulla vicenda Muraro il Movimento 5 stelle si stia giocando la sua stessa identità, costruita sull’intransigenza giudiziaria – per usare un eufemismo.

In gioco c’è il mito del Movimento che non fa sconti, del movimento della trasparenza, che mai avrebbe dovuto tenere per sé (anzi, tenere come informazione riservata diffusa solo ad alcuni membri della giunta romana e del direttorio, neanche a tutti) una notizia così. Di questo stiamo parlando, della rottura del patto stretto con buona parte dei propri elettori – educati a suon di post giustizialisti. Stiamo parlando dell’effetto devastante delle immagini di ieri sera, del deputato Vignaroli e soprattutto di Luigi Di Maio che schivano le telecamere per non rispondere con chiarezza a una domanda semplice posta dai cronisti: è vero (come dice Raggi nel caso di Vignaroli, membro del mini direttorio romano) che sapevano dell’inchiesta e non l’hanno detto e hanno anzi sostenuto che non ci fosse nessun dossier in Procura? Non stiamo cioè parlando tanto del merito dell’indagine che coinvolge Muraro, che infatti potrebbe anche restare al suo posto, se fosse convinta di uscirne pulita e se non fosse, però, assessore in una giunta 5 stelle.

Bene. Finita la premessa, gli aggiornamenti: il direttorio del Movimento, dopo un’intera giornata di conclave, con Grillo in collegamento da Olbia e Casaleggio jr da Milano, ha chiesto a Raggi di resettare giunta e segreteria. Via Marra e Romeo, via Muraro e pure De Dominicis, l’assessore al bilancio che avrebbe dovuto sostituire il dimissionario Minenna. Più che chiesto, in realtà, il direttorio lo avrebbe intimato alla sindaca. Che però, chiusa in Campidoglio, vorrebbe aspettare di legger le carte, per Muraro, vorrebbe tenere De Dominicis, e solo demansionare Marra e Romeo. È in corso, dunque, in questa seconda giornata di martirio, un braccio di ferro. Ma è probabile che Raggi dovrà cedere.


< Anche perché a chiederle di abbandonare il “Raggio Magico” cioè la rete di fedelissimi spesso vicini alla destra avvocatizia romana – come dice Michele Santoro: «Tutto quello che sta intorno alla Raggi è di destra», «non a caso spunta che il nuovo assessore al Bilancio l’ha sponsorizzato Sammarco. Vedo che il mio amico Travaglio considera l’ex alemanniano Marra un tecnico indipendente. Non mi pare la definizione più calzante» – non è più solo Roberta Lombardi, che aveva perso la sua battaglia solitaria, dovendo abbandonare il mini direttorio romano di cui anche lei era membra. Paola Taverna, chiede di cambiare, Roberto Fico chiede di cambiare, e poi anche Alessandro Di Battista – che di Raggi è sempre stato sponsor – chiede di cambiare. «Dobbiamo sistemare alcune cose, correggere alcuni errori che inevitabilmente si fanno e ripartire compatti magari con un NO alle olimpiadi da far tremare tutti i palazzi del potere!», dice Di Battista, che ieri aveva annullato la data di Ischia del suo tour sul referendum costituzionale ma che oggi annuncia di riprendere il giro, come se la crisi romana fosse cosa risolta. In realtà, il punto è che tanto adesso scende a Roma Grillo, che deve interrompere le sue vacanze. E che se si espone Di Battista, vuol dire che è sicuro di aver ragione.

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