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Ancora una volta in un teatro di guerra. Anche stavolta nella polveriera mediorientale. L’obiettivo di questo viaggio è seguire la campagna militare contro il Daesh. Quella per liberare le sue due “capitali”: Mosul (Iraq) e Raqqa (Siria), nelle mani del Califfato ormai da due anni. Seguirò da vicino la battaglia dei peshmerga iracheni da un lato e delle Forze democratiche curde siriane dall’altro. Le prime addestrate dalla Nato a Duhok e sostenute dai raid aerei della coalizione, le seconde ora combattute apertamente dai carri armati della Turchia, Paese Nato, che ha deciso di far varcare il confine al suo esercito, entrando nel nord della Siria. Succede anche questo in un conflitto nel quale ormai amici o nemici, alleati o avversari si confondono e tutto cambia velocemente. Il viaggio inizia da Erbil, capoluogo da oltre un milione di abitanti dell’omonimo governatorato del Kurdistan iracheno. Questa città piuttosto tranquilla non è stata praticamente mai toccata dal conflitto in corso, nonostante disti appena 77 chilometri da Mosul. I jihadisti del Daesh sono quindi a due passi: sull’altra sponda del Grande Zab, un affluente del fiume Tigri, oltre il quale sventola ancora la bandiera nera del Califfo. Ogni settimana, sulle pagine del settimanele racconterò le storie di donne, uomini e purtroppo dei tanti bambini intrappolati in questa guerra. Quotidianamente su Left.it seguiremo, tappa dopo tappa, l’avanzata in questo sporco conflitto che coinvolge le grandi potenze mondiali e quelle della regione. Insieme a Left vi porteremo dentro le dinamiche e le contraddizioni di un conflitto che ha già provocato la più grave crisi umanitaria dalla Seconda guerra mondiale.

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