Hillary Clinton ha la polmonite, si cura con antibiotici ed ha cancellato gli appuntamento della sua campagna elettorale per qualche giorno. Un bel problema. Specie se stai correndo per la Casa Bianca e centinaia di obbiettivi, cellulari, telecamere ti hanno ripreso mentre quasi svenivi e, da settimane, i tuoi avversari politici sostengono che hai dei guai di salute che non riveli.

Ieri, durante le celebrazioni per il quindicesimo anniversario dell’11 settembre, la candidata democratica alla presidenza degli Stati Uniti ha avuto un mancamento e poche ore dopo i suoi medici hanno reso noto che le è stata diagnosticata la polmonite. Il video è quello qui sotto ed è stato postato su twitter dall’account di uno spettatore al memorial. In un primo momento la sua campagna ha sostenuto che si trattasse di un mancamento per il caldo. Ma ieri, a Manhattan, non faceva granché caldo.

Novanta minuti dopo, Clinton usciva dall’appartamento della figlia Chelsea sorridente e pronta a dire: «Sto benissimo, non so cosa sia successo». Come vedete qui sotto. Errore, tanto più che nelle ore successive il medico ha parlato di polmonite.

È un problema che Clinton abbia la polmonite? Si e no. Il tema è quello della salute di una persona che si candida a uno dei ruoli più stressanti e faticosi del pianeta. È in grado di farlo una persona di 68 anni? Al suo ingresso alla Casa Bianca, Hillary, se eletta avrebbe gli stessi anni di Ronald Reagan (69), che è il presidente più anziano mai eletto (al primo mandato). Con i suoi 70 anni, Donald Trump, dovesse vincere lui, batterebbe il record. Nessuno dei due ha reso pubblico un vero dossier sulla propria salute. O meglio, entrambi hanno diffuso delle note dei loro medici curanti che spiegano quanto siano in forma. Della lettera del medico di Trump si è discusso molto nei giorni scorsi, il dottor Bornstein, che ha un taglio di capelli improbabile tanto quello del suo assistito, ha scritto che la salute del candidato è «Sorprendentemente ottima» e che Trump sarebbe «il presidente più sano mai eletto». Intervistato ha anche aggiunto: «L’ho scritta di corsa, ma curo Trump da anni è sta benissimo». Non esattamente un quadro diagnostico dettagliato.

La verità, come ha detto il medico curante di Obama, è che sono i presidenti giovani a non dover fornire troppe indicazioni ma che uno come Reagan, prima di fari eleggere fornì centinaia di pagine di dettagli relativi alla sua salute. Per ora è un passo che nessuno dei due candidati ha fatto. La pressione su Clinton aumenterà.

La lettera che spiega quanto sia in salute Donald Trump
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La salute di Hillary è diventata una questione – come le tasse di Trump – perché la ex Segretario di Stato non ha detto molto e blogger e troll vari della destra hanno cominciato a insinuare da settimane che Clinton nasconda qualcosa. Si tratta di esagerazioni da rete e anche questo episodio non significa granché: è pieno di candidati che vomitano, svengono, hanno un collasso. Ma in questo caso è diverso e il rumore dopo la notizia sulla polmonite e l’effetto negativo che potrebbe avere sulla sua immagine, è forte. Le voci della ricerca di un sostituto si moltiplicano – amplificate dai media che un po’ di polverone produce click sui siti, audience e copie vendute – ma appare piuttosto improbabile vedere Clinton farsi da parte dopo tanta pervicacia nel perseguire l’obbiettivo finale della sua carriera politica. Le prossime ore ci diranno quanto Clinton saprà gestire la vicenda senza negare e far finta di nulla, come tende a fare ogni volta che è in difficoltà. Un modo di comportarsi che non piace al pubblico americano e la ragione principale per cui il suo vantaggio nei confronti di Trump è ancora così poco – l’ultimo sondaggio le assegna 5 punti in più dell’avversario, ma segnala ancora una volta lo scarso entusiasmo nella base democratica.

Le ore che hanno preceduto lo svenimento sono state caratterizzate da un errore vero da parte della democratica: parlando durante un comizio Hillary ha detto che «metà dei sostenitori di Trump sono deprecabili, sono gli razzisti, sessisti, omofobici, islamofobici». Una gaffe: metà degli elettori di TheDonald sono più o meno il 15-20% degli americani e un candidato presidente non può sostenere che si tratti di gente deprecabile. Una frase così la puoi dire in privato, un concetto così lo si pensa, ma non si dice durante un comizio. Non è esattamente la stessa cosa, ma il video di Mitt Romney che parla durante un evento privato dell’1% contro il 99% è stato un colpo sulle sue aspirazioni presidenziali nel 2012. E Obama dovette chiedere scusa – come ha fatto Clinton – per una frase su “quella gente che si aggrappa al crocifisso e al fucile”.

Nel complesso, insomma, un pessimo weekend per Hillary, che non riesce a uscire dal ciclo continuo di notizie relative a salute, email, salute e guadagni della Fondazione Clinton. Il Labour Day, una settimana fa, ha dato il via vero alla campagna elettorale e a Clinton serve disperatamente un’idea forte per uscire da un circolo vizioso che, magari non le impedirà di vincere le elezioni, ma che la rende un candidato e un presidente che non entusiasma. In quasi un anno di campagna non è riuscita a far immaginare che presidente sarà, a trovare uno slogan efficace, a fare un salto di qualità. Non si può dire che sia una buona candidata.

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