«Per me a Roma si giocano tutto da qui a dicembre: o danno segnali di inversione e di un leggero e graduale cambiamento o verranno al pettine i nodi del debito, delle partecipate, della corruzione. Capisco, non è facile rompere interessi e commistioni, avere coraggio. Ecco adesso a Roma ci vuole coraggio», ci aveva detto Luigi De Magistris a giugno scorso.

Nel frattempo sindaco, le pare che l’abbiano tirato fuori questo coraggio?
Osservo da Napoli il terremoto politico romano. Fare il sindaco è molto difficile, in città complicate ancora di più, in città in dissesto economico non ne parliamo, contro le politiche di austerità della Troika e quelle liberiste dei governi italiani degli ultimi anni è quasi impossibile. Immaginate poi se non si hanno denari, se non c’è un euro della moneta unica. E che dire se governi senza partiti forti o movimenti strutturati e amministri senza il sostegno del governo, contro mafie, corrotti e corruttori. E per di più contrastato da poteri mediatici forti. Come si governa? Come si regge? Le uniche armi democratiche sono: lavorare sodo, competenza, profilo istituzionale, autonomia, passione, onestà, coraggio, pazienza, progettualità amministrativa e visione politica. Ci vuole un fisico bestiale. Umiltà e determinazione. E soprattutto umanità ed empatia con il popolo. L’ultima volta che sono stato a Roma invece ho visto una città in difficolta, come lo era Napoli 5 anni fa, per esempio, quando non riusciva ad avere un ciclo dei rifiuti. Napoli non vuole certo insegnare niente a nessuno, ma siamo a disposizione per collaborare. Ascoltarsi, ma anche chiedere – non dico un consiglio – ma almeno “ma tu ma com’hai fatto a Napoli?”. E invece tra i 5 stelle c’è sempre quest’“arco di scienza”, sembra siano solo loro i depositari della verità. I sindaci si dovrebbero unire, perché le difficoltà sono molto simili, da Milano a Parma, da Roma a Palermo: rifiuti, trasporti…

L’intervista al sindaco di Napoli prosegue su Left in edicola dal 17 settembre

 

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