È successo una decina di giorni fa: a San Giorgio Liri, paese frusinate tra i monti Aurunci, stavamo tenendo la piazza per un incontro sul prossimo referendum costituzionale. Una della tante serate di politica che si ripetono in questi giorni negli spiazzi ancora temperati d’estate: un tavolo, microfoni, qualche bottiglietta d’acqua naturale, la bandiera di un partito o di un comitato intovagliata cadendo di fronte al pubblico e un angolo che diventa palco lì dove c’è più luce. Bene o male questo referendum ha moltiplicato le riunioni all’aperto che coltivano il fare comunità: bene o male questo referendum ha sbriciolato il rarefatto talk show nel più nobile “parlarne insieme”.

Una serata che si svolgeva come spesso succede tra lo snocciolare i nodi critici, i dubbi e le proposte. A vederla fino a qui sarebbe sembrato tutto normale. Fin qui.

Poi all’improvviso un anziano signore con passo lento benché sicuro si è avvicinato con una scatola in mano e il viso gentile. Portava caramelle all’anice e uno a uno ha preso a offrirle a tutti. Tutti: scivolando tra le file come il cestino delle offerte in chiesa ha guardato tutti diritti negli occhi. «Caramella?». Solo questo diceva. Si è avvicinato anche al tavolo dei relatori: cosa volete che gliene freghi dei palchi e dei confini immaginari a chi s’è preso la briga di scendere così tardi da casa per sapere se qualcuno volesse una caramella.

La gente, intorno, è rimasta incantata. Alcuni addirittura apparivano intimiditi di fronte a una gentilezza tanto disinteressata. Un brivido sulla schiena della platea s’è fatto rivolo e poi freddo: quanto siamo disabituati alle persone gentili. Quanto rimaniamo folgorati da chi ci mostra con delicatezza attenzione per i bisogni anche più elementari. Deve avere pensato, l’offritore di caramelle, che chissà quando gli ricapita di avere una piazza così partecipata e una così alta concentrazione di persone da poter servire.

Buon martedì.

 

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