La sintesi della giornata a Montecitorio, del dibattito che si è svolto sull’Italicum, è semplice. Le opposizioni hanno ricordato – ognuna con il suo peculiare tono, più aggressivi i 5 stelle (con Di Battista che evoca le consuete banche e lobby), più sconsolata Sinistra Italiana – le innumerevoli dichiarazioni con cui Matteo Renzi, Maria Elena Boschi, Giorgio Napolitano, Matteo Orfini o Lorenzo Guerini hanno nei mesi difeso la loro legge elettorale, che era la più bella del mondo, che era immodificabile, che tutti ci avrebbero copiato, e da cui non si poteva tornare indietro. Loro ripescavano dai ritagli stampa queste dichiarazioni, e la maggioranza invece andava dritta per la sua strada, sostenendo che il parlamento è sovrano e che l’Italicum si può modificare eccome, incurante dei tre voti di fiducia messi a suo tempo sulla legge elettorale.

Nel mezzo di questa scena c’era il dramma della minoranza Pd. Che si è sentita giustamente presa in giro, prima destinataria della strategia di Renzi, che mostrandosi disponibile a modificare l’Italicum (consapevole però che prima del referendum non ci sono i tempi per fare effettivamente le modifiche) vuole stanare Bersani&co spingendoli a sciogliere (o a mantenere con imbarazzo) il Nì sul referendum costituzionale.

Solo che Bersani, Speranza e gli altri non si fanno incastrare così facilmente. Renzi approva la sua mozione, boccia quelle delle opposizioni, ma lo fa senza i loro voti e con la consueta stampella dei verdiniani. Bersani gli dà del furbetto («Attenzione», gli dice in bersaniese, «le volpi diventano pellicce», sostenendo così che con questa mossa Renzi certifica di esser in difficoltà sul referendum), Speranza dice che la cosa «più dignitosa» che può fare è non partecipare al voto (quindi però neanche votare la mozione di Sinistra Italiana che indicava supposti profili di incostituzionalità dell’Italicum).

L’unico risultato del premier, dunque, è aver prolungato la discussione. Ancora per mesi potremo discutere di una legge elettorale che era immodificabile, che non abbiamo mai applicato, che è entrata in vigore da due mesi soltanto, ma che magicamente si può ritoccare. Potremmo discutere di questo e non di altri temi più scomodi. E potremo chiederci se, come dice Alessandro Di Battista, la legge elettorale sia diventata di colpo imperfetta per l’avanzata dei grillini, e quindi sia veramente destinata a esser modificata, o se lo sia diventata, ma solo per finta, per stanare la minoranza dem. Obiettivo per ora, questo, fallito.

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