Stamattina è toccato al Corto Circuito di Roma svegliarsi sotto sgombero. Idranti e celere. Non erano neanche le 7 quando decine di blindati e centinaia di uomini – raccontano i presenti – si sono presentati in via Filippo Serafini a mandare via le persone e sigillare la struttura. Un quartiere intero alla periferia sudest della Capitale è stato chiuso, sette strade. Possono passare solo i residenti.

Palestra popolare, scuola popolare, cucina popolare, attività per il popolo. Lo spazio in cui risiede da 27 anni il Corto Circuito è di proprietà comunale, è stato occupato e pre-assegnato nel 1997. Oggi, su disposizione della magistratura viene posto sotto sequestro. È uno dei pochi spazi di un’area enorme di Roma dove sono assenti servizi culturali e sociali.

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Dopo gli studenti, al Point break del Pigneto, e i migranti al Baobab di via Cupa, è la volta del centro sociale. La stagione degli sgomberi non è mai finita. Lo spettro della delibera 140 del 2015, approvata dalla Roma di Marino, continua ad aggirarsi per la Capitale. Anche con la giunta Raggi. Gli spazi sociali sono avvisati.

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