Diavolo di un Picasso, non solo genio della pittura, ma anche abile comunicatore, attraverso la fotografia, che usava per pubblicizzare il proprio lavoro, mandando ai galleristi selfie scattati davanti alle opere, in bella mostra, nello studio. Ma non solo.  Ogni volta che il malagueño metteva le mani su una nuova tecnica, ne rivoluzionava l’uso. Fu così per la grafica. E accadde lo stesso con la fotografia. Come racconta l’ampia mostra Picasso Images aperta dal 14 ottobre al 19 febbraio all’Ara Pacis, a Roma con un percorso di duecento fotografie d’epoca, scatti d’inizio Novecento, con molti inediti e di epoche successive fino agli anni Settanta.

Pablo Picasso cominciò a usare  la macchina fotografica in modo innovativo quando conobbe nel 1917 la moglie Olga, danzatrice dei Ballets Russes di Diaghilev e fotografia dilettante. Ma già quando, con Fernande Olivier ( la sua prima compagna parigina) era andato a fare un viaggio nei paesini della Catalogna, aveva cominciato a studiare i paesaggi attraverso la fotografia. La collezionista e scrittrice Gertrud Stein vedeva in qui paesaggi geometrizzanti l’anticipazione delle scomposizioni cubiste. Di fatto Picasso ricorreva all’obiettivo per studiare la realtà, ma anche come semplice diario di viaggio, raccontandosi con ironia, mettendosi in posa, divertendosi con gli amici. Sono gli anni spensierati ed eccessivi della vita bohémien, quando faceva la fame ma preparava la rivoluzione cubista che sarebbe emersa in modo dirompente nel 1907, con Les Demoiselles d’Avignon.

Nel percorso della mostra romana curata da Violette Andres e da Anne de Modenard  quei sorprendenti scatti ingialliti sono intercalati da una bella scelta di opere grafiche, sculture e dipinti provenienti dal Musée national Picasso-Paris, fra i quali, un nudo di donna che fa parte dei disegni preparatori delle Demoiselles,  il sognante Nudo in giardino del 1934 e  alcuni scheggiati e drammatici ritratti di Dora Maar. Alla collaborazione fra la fotografa croata e Picasso è dedicata una delle tre sezioni che articolano il percorso espositivo, approfondito nel catalogo Electa.

La loro tormentata relazione e i crudeli ritratti che mostrano Dora Maar in lacrime, letteralmente a pezzi, sono una parte della storia, l’altra – qui messa bene in luce – è lo scambio fruttuoso e creativo fra due personalità forti e diversissime. Ecco dunque le foto di Dora che raccontano in modo originale il laboratorio di Guernica ed ecco le prime sperimentazioni di Picasso che fa incontrare in modo originale due mezzi antitetici come la pittura e la fotografia. Fruttrifera fu  poi anche la collaborazione con  Brassaï  che apprese da Picasso a graffiare i negativi per trarne delle opere originali. Quando Picasso si trovava a  Vallauris si presentò da lui un apprendista fotografo André Villers, che all’epoca aveva 22 anni. Nacque così una collaborazione che durò dieci anni, dal 1932 al 1962, anni in cui il pittore spagnolo, sperimentò sovrapposizioni e tecniche combinate, realizzando con i fotogrammi dei décupage che evocano le figure danzanti di Jazz ideate da Matisse.  Bel finale con le celebri foto di Robert Capa che ritrasse Picasso in momenti di vita privata, con il figlio e con la compagna di allora, Françoise Gilot, con la quale riscoprì la Joie de vivre nel dopo guerra, come racconta un celebre quadro del 1946, (anch’esso in qualche modo ispirato da Matisse) . La mostra si chiude con la maturità artistica di Picasso quando, a partire dal dopoguerra, coltivò personalmente la propria immagine d’artista diffusa dalla stampa illustrata, che contribuirà a renderlo personaggio di grande popolarità e ad alimentarne il mito.

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