Gli Stati Uniti bombardano postazioni strategiche dei ribelli Houtii in Yemen, bersaglio dei sauditi, che l’8 ottobre hanno ucciso 150 persone lanciando bombe su civili radunati per il funerale del padre di un ministro. Fra morti e feriti ci sono stati più di 750 i civili colpiti.

E se i raid Usa mirano a far saltare i radar dei ribelli sciiti, gli strateghi a stelle e strisce avrebbero dovuto prevedere che l’intervento americano avrebbe scatenato la reazione dell’Iran sciita, che infatti ha mandato navi da guerra nel golfo di Aden.

La situazione in Yemen è sempre più drammatica.  Quello dell’8 ottobre scorso non è stato un attacco isolato. I Sauditi , che  dal 26 marzo 2015  hanno avviato una vera e propria campagna di bombardamenti aerei, «hanno compiuto crimini di guerra, colpendo obiettivi e infrastrutture civili, centri abitati e persino strutture mediche e per l’assistenza agli sfollati», denuncia Riccardo Noury di Amnesty International che, insieme ad alcune Ong per i diritti umani, ha più volte sollecitato il consiglio per i diritti umani dell’Onu perché faccia una approfondita inchiesta.  Intanto la coalizione guidata dai sauditi continua a colpire deliberatamente la popolazione yemenita, già ridotta allo stremo dalla fame, dalla mancanza di beni di prima necessità, di acqua e medicine. La mortalità infantile è altissima. La  fame e il colera oltre ai bombardamenti sono fra le principali cause di morte fra i minori. Soprattutto nelle zone interne, più povere, e lungo la linea del fuoco che passa sopra Aden è difficilissimo far arrivare aiuti.

«L’Arabia Saudita non è sottoposta alcun embargo», dunque vendere armi ai sauditi è un’operazione regolare, secondo il ministro della Difesa Roberta Pinotti, che il 12 ottobre ha risposto durante il Question time alla Camera.  Incurante del fatto che armare l’Arabia Saudita  è, in primis ma non solo, contro  la Costituzione e contro le convenzioni Onu  dal momento che l’intervento miliatere dei sauditi  ai ribelli Houtii non è mai stato autorizzato dalle Nazioni Unite.  L’azienda Rwm Italia munitions Srl – ha detto il ministro in Aula – ha esportato armi in Arabia Saudita, «rispettando tutte le procedure previste dalla normativa vigente».  Il ministro nega che le bombe  scaricate dai sauditi sulla popolazione civile yemenita abbiano il codice del ministero della Difesa. «Non vi è quindi alcun collegamento con la Direzione nazionale armamenti e non si tratta di materiale proveniente dallo stock dell’aeronautica militare», dice Pinotti.  E ancora come se parlasse di vendita di una merce qualsiasi : «La ditta Rwm ha esportato in Arabia Saudita in forza di una licenza rilasciata in base alla normativa vigente»,  ribadisce il ministro della Difesa. Qui il video del’intervento del ministro al Question Time.

«Una MK82 è una bomba. Quando sull’involucro si legge “inert” significa che è “inerte”, vale a dire che non esplode. Dunque l’involucro resta intatto e rivela chiaramente codici e numeri che, in questo caso, parlano italiano . In una MK82 ritrovata in Yemen, l’identificativo “Ncage Code” (Nato, Commercial And Government Entity ) ci dice tre cose –  replica in una nota la Commissione Difesa M5S Camera-chi ha prodotto l’involucro dell’ordigno: la IMZ spa di Vicenza; che la bomba è passata per la Direzione Generale degli Armamenti Aeronautici, quindi per il nostro ministero della Difesa; che poi il ministero della Difesa italiano deve averla inviata a una terza società, con base in Germania, la Rwm, che a sua volta avrebbe come ultimo passaggio venduto l’ordino all’Arabia Saudita». Ribadendo che sono almeno tre le domande che rimangono ancora aperte e sulle quali il ministro Pinotti è chiamata ancora a rispondere:  «Com’è  possibile che bombe con codice del nostro ministero della Difesa-Direzione generale degli armamenti siano finite sulla testa della popolazione yemenita?  E perché il ministero dell Difesa italiano ha ceduto l’ordigno a una società tedesca, che ora tra l’altro ha aperto una filiale anche a Brescia…? Lo ha fatto forse per aggirare il divieto della legge 185 del 1990?  il ministro Pinotti non creda di poter fare l’indiano anche in questa circostanza. Non può e non poteva non sapere».

aggiornamento 15 ottobre: I sauditi si scusano, dicono di aver colpito per errore la cerimonia funebre a Sana’a uccidendo 150 persone. Tanto che sabato 15 tornano a fare almeno cinque raid su Sana’à , lanciando bombe

 

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