Il Parlamento britannico avrà probabilmente facoltà di ratificare l’accordo che il governo di Theresa May negozierà con l’Ue. Non c’è ancora l’ufficialità, ma da Downing Street arriva un’apertura verso Westminster. La mano è stata tesa dall’avvocato difensore del governo, James Eadie, ai margini di un’udienza in tribunale.

Durante gli ultimi due giorni Eadie è stato infatti impegnato a difendere l’attivazione unilaterale (senza intervento parlamentare quindi) dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona, da parte del governo britannico – l’articolo 50 è la clausola che deve essere attivata per iniziare ufficialmente le negoziazioni per l’uscita dall’Ue da parte uno Stato membro.

In tribunale, Eadie ha giustificato l’unilateralità dell’iniziativa dell’esecutivo affermando che il governo prevede «una successiva ratifica parlamentare» dell’accordo raggiunto con l’Ue. Molti parlamentari e rappresentanti della società civile favorevoli rispetto a una permanenza del Regno Unito nell’Unione, hanno cantato vittoria.

Ma è davvero così?

Come scrive Rob Merrick sul The Independent,  l’apertura del governo indica semplicemente che il Parlamento avrà un voto sull’accordo, ma non che potrà bloccare l’uscita dall’Ue. Insomma, paradossalmente potrebbe voler dire che il Parlamento sarà messo di fronte a un aut aut: approvare nel 2019 il compromesso raggiunto tramite negoziato dal governo, oppure determinare l’uscita dall’Ue senza alcun accordo. Uno scenario che implicherebbe un Regno Unito a gambe all’aria, isolato nello scacchiere mondiale.

Proprio per questo motivo, il caso discusso in tribunale questa settimana non riguardava la possibilità di ratificare un futuro accordo, ma piuttosto l’attivazione unilaterale dell’articolo 50 da parte del governo. Insomma, l’apertura di Downing Street rappresenta una carta di scambio di poco valore rispetto all’obiettivo primario del fronte pro-Ue che è quello di non far partire le negoziazioni.

La decisione del tribunale è attesa per i prossimi giorni.

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