Ora che la Costituzione è salva, grazie agli oltre 19 milioni di italiani che hanno respinto la revisione Renzi-Boschi, il lavoro del Comitato per il No al referendum costituzionale non finisce. E nonostante i media abbiano fatto calare un grande silenzio sulla mobilitazione di studiosi e semplici cittadini che ha portato alla vittoria del NO, questa continua. I giuristi, i costituzionalisti, i rappresentanti di associazioni e i cittadini che in questo ultimo anno hanno contribuito a creare oltre 700 comitati in tutto il Paese, non considerano finito il loro compito. Questa mattina, alle 13, si terrà una conferenza stampa alla Camera proprio per presentare il percorso futuro. Il presidente del Comitato Alessandro Pace, insieme con Massimo Villone, Anna Falcone, Alfiero Grandi, Domenico Gallo e Vincenzo Vita parleranno di legge elettorale, di rapporto di fiducia tra elettori ed eletti «al fine di garantire l’eguaglianza dei cittadini nell’esercizio del diritto di voto», si legge nel comunicato. Legge elettorale dunque. Era stato lo stesso presidente del Consiglio durante la conferenza stampa di domenica notte a lanciare la palla ai “leader del no” a proposito dei cambiamenti da fare nella legge elettorale. «Cittadini, non leader!» avevano risposto dall’hub di San Lorenzo a Roma dove il Comitato attendeva lo spoglio delle schede.

L’Italicum del resto era stata la scintilla che ha fatto nascere nel 2015 la “rivolta“ dei giuristi e dei costituzionalisti che si sono ritrovati tra l’associazione Libertà e Giustizia, i Giuristi democratici e il Coordinamento per la democrazia costituzionale. Sono stati proprio i ricorsi presentati dall’avvocato Felice Besostri – che insieme a Claudio Tani e a Aldo Bozzi è l’artefice dell’affossamento del Porcellum – a ottenere l’esame da parte della Corte Costituzionale della legge elettorale attualmente in vigore, ma solo per la Camera, dopo essere stata approvata a colpi di fiducia. L’udienza presso la Consulta è stata fissata per il 24 gennaio 2017, ma chissà se nel frattempo il Parlamento riuscirà a fare qualcosa. Anche perché se si va a elezioni anticipate manca una legge elettorale per il Senato. Cioè, esiste, ma si tratta di ciò che resta del Porcellum dopo il vaglio della Consulta che a gennaio 2014 lo aveva “spolpato”, il cosiddetto Consultellum, un proporzionale puro. Se la Consulta non dovesse intervenire sull’Italicum, e se le elezioni fossero a metà del prossimo anno, si andrebbe a votare con due sistemi elettorali opposti. Un delirio. E allora forse i giuristi avranno qualcosa da suggerire proprio in nome di quel rapporto di fiducia tra cittadini elettori ed eletti che è tutto da riconquistare. Anche alla luce del risveglio di democrazia partecipativa manifestatosi con il referendum.

Ne erano consapevoli subito dopo l’esito del referendum. «Abbiamo evitato il peggio, ma adesso dobbiamo rimboccarci le maniche», aveva detto Gaetano Azzariti, professore di Diritto Costituzionale alla Sapienza di Roma e direttore della rivista Costituzionalismo.it. Il quale vedrebbe bene anche un intervento sui regolamenti parlamentari, «dando spazio al dibattito parlamentare». La ventata di partecipazione popolare non va soffocata. «Il popolo italiano ha deciso di esserci nuovamente, è un popolo che non si rassegna a delegare chi sta a Palazzo Chigi e poi tacere per 5 anni. È una precisa domanda di tornare a contare tutti i giorni», aveva detto dopo i primi risultati nello spoglio delle schede il professor Massimo Villone, salutando «un Paese diverso che ritrova le sue radici, un’Italia di quando è nata la Costituzione».

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