La ministra della salute che ha sbagliato tutta la comunicazione possibile, che ha parlato della cannabis con la stessa preparazione scientifica di un Adinolfi qualsiasi, che è riuscita farsi beffeggiare da ogni grafico pubblicitario sul territorio italiano compattando in un sol colpo un’intera categoria, la ministra che ha partorito la medievale idea del Fertility Day, Beatrice Lorenzin, rimane ministro. Ovvio. Chissà cosa ne pensa la Giannini, ex ministra alla scuola, che dicono abbia perso il posto per “aver sbagliato comunicazione sulla riforma”. Lei. Chissà che ne pensa della Lorenzin.

La ministra che ci ha presentato con gran cerimonia la riforma della pubblica amministrazione che avrebbe sbloccato l’Italia, la riforma che avrebbe cambiato verso al Paese, la riforma che tutti ci avrebbero invidiato e che invece è stata bocciata dalla Consulta, la ministra Madia, ovviamente è al suo posto.

Angelinoalfano, che si scrive tutto attaccato perché ormai è diventato un aggettivo che sarà presto inserito nel vocabolario, così: agg. 1.  (non com.) che sta nel mezzo fra due estremi per qualità o quantità 2.  che è inferiore alla media, alla norma 3.  di scarse doti, di limitate capacità di qualità non buona, di poco pregio. s.m. e f. persona di limitate capacità e qualità 4. che nonostante sia angelinoalfano sopravviva a qualsiasi stagione e qualsiasi governo consapevole di rappresentare un partito che esiste solo nelle trattative di crisi e di transumanza parlamentare ma che è scomparso da tempo fuori nel mondo reale. Ovviamente angelinoalfano è ancora al suo posto. Cioè, l’hanno cambiato di posto, come quando si tocca un rettile col bastoncino solo per assicurarsi che sia ancora vivo. Ma è sempre lì.

L’amico dell’ex premier che da grande voleva fare l’agente segreto. L’uomo senza qualità che per fortuna geografica ha diviso la merenda con Renzi negli scout e che ha dimostrato una capacità da mediatore pari a quella di Gasparri davanti a twitter, l’uomo che è finito a fare il buttafuori personale del segretario del suo partito, Luca Lotti, è sempre lì. Ministro dello sport. Giuro. Dello sport. Dai, gli sarà venuto da ridere anche a lui.

Una ministra della guerra che ha giurato e spergiurato che l’Italia non vendesse armi per i bombardamenti sauditi sullo Yemen. Che si è anche offesa quando qualcuno gliel’ha fatto notare. Che poi ha detto che forse sì, forse qualche bomba partiva dalla Sardegna, ma era tutto regolare. Poi quando le hanno fatto notare che no non è regolare (e infatti una Procura s’è messa a indagare) ha detto che non era colpa sua, la ministra Pinotti, è sempre lì. Ma che ce frega, alla Pinotti: l’altro che aveva tirato in ballo è diventato Presidente del Consiglio, figurati.

Poi c’è lei. Maria Elena. La ministra che ha dato il nome alla riforma sprofondata dal referendum. Quella che diceva che se avesse vinto il no avrebbe smesso di fare politica, quella che diceva che se avesse vinto il no non ci sarebbero più stati loro al governo, quella che forse il 40% dei sì non è tutto di Renzi ma di sicuro il 60% dei no è tutto contro la sua retorica bugiarda di tutti questi mesi. La Boschi che avrebbe dovuto dimettersi una settimana prima di Renzi stesso, lei. Lei, la Boschi, è sempre lì. La Boschi è ancora lì. Lei, la Boschi, è sempre lì. La Boschi è ancora lì. Lei, la Boschi, è sempre lì. La Boschi è ancora lì. Lei, la Boschi, è sempre lì. La Boschi è ancora lì. Lei, la Boschi, è sempre lì. La Boschi è ancora lì. Lei, la Boschi, è sempre lì. La Boschi è ancora lì. Renzi a Pontassieve e la Boschi sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio. Come una macchia che non va via. Solo che questa sta facendo il deserto e lo chiama modernità.

Buon martedì.

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